Due film con la “X”

19 Febbraio, 2009

Negli ultimi giorni mi è capitato di andare al cinema due volte a distanza di poche ore. Non accadeva da un bel pò!
Ho visto “Ex”, e “Frost/ Nixon, il duello”.
Bhè il primo è stata un vera e propria sorpresa: pensavo fosse il classico film leggero, talmente tanto da sfociare nel patetico.
E invece mi son piacevolmente trovato a guardare un film ben recitato (cast d’eccezione come direbbero nella pubblicità), per nulla volgare e con una fievole ma piacevole vena seriosa che non stonava affatto.
Il tema di fondo è già indicato nel titolo: Tutti, chi solo per poco tempo, chi invece definitivamente, siamo stati/saremo “Ex” nelle nostre tormentate vite sentimentali.
E attorno a questo nucleo di base ruotano cinque storie molto carine che avranno tutte una propria, curata, autonomia, e un proprio finale.
Sicuramente non sarà un film da palma d’oro ma senza dubbio è un ottimo modo per trascorrere un paio d’ore con spensierata attenzione.

Per quanto riguarda Frost/Nixon è da premettere che trattasi di tutt’altro genere di film rispetto ad “Ex”, e stavolta non per la differenza di budget (non saranno molto distanti) ma per la diversa trattazione.
Frost / Nixon è la storia del presentatore britannico David Frost, famoso conduttore di talk show degli anni settanta, che si giocò tutte le sue carte professionali ed umane per intervistare il Presidente dimissionario degli Stati Uniti, Richard Nixon, duramente colpito nella sua credibilità politica dallo scandalo Watergate.
Nixon fu graziato dal suo successore Ford ed uscì di scena senza passare dalla porta di alcun tribunale: questo, intile dirlo, gli americani, sempre bramosi di verità, non lo digeriranno mai.
Proprio per questo ebbero un successo planetario le interviste al Presidente di David Frost, che rappresentano tutt’oggi non solo un baluardo del giornalismo mondiale, ma l’unica forma di pseudo processo condotta all’unico Presidente degli Stati Uniti d’America che ha rischiato seriamente l’impeachment.
Il film tutto sommato è ben fatto, gli attori molto bravi (soprattutto Nixon interpretato da uno straordinario Frank Langella) e la sceneggiatura sicuramente molto netta sia nei tempi che nella fabula.
La chiave di volta del film è efficace, la prospettiva non è obbiettiva ma soggettiva: tutto è visto dagli occhi dei due protagonisti che sanno di doversi giocare tutte le carte in soli quattro round (il sottotilo “il duello” è chiarificatore di questo).
Molto felice è stata la scelta di non bypassare la fase di fortissima difficoltà che ha accompagnato il Presidente nelle sue dimissioni e il presentatore nella ricerca frenetica di fondi, sponsor e produzioni disposti a sorreggere un progetto ambizioso quanto rischioso.
Sbavatura del film è stata la cura del personaggio Frost, troppo approssimativo nei tratti interiori rispetto alla cura di un Nixon che ha rasentato la pantomima per la precisione e l’abilità dello sceneggiatore e dell’attore.
Il film si presenta anche come un ottimo spaccato dello show-business americano, almeno alla fine degli anni settanta, tutto stilizzato nel binomio amico/nemico, e poco confortevole per la tenacia ingombrante di un “semplice” presentatore di talk show, destinato ad essere etichettato come tale per tutta la sua vita (almeno quella produttiva).
Molto apprezzabile ho trovato il parallelismo rischioso che il regista ha messo in campo tra le due figure principali.
Due personaggi che sono lontani anni luce ma che si ritrovano a versare le stesse gocce di sudore nello stesso ring.
Nixon, a margine di un’esistenza controversa, cerca di riabilitare quell’onore che gli americani avevano sottratto lui dopo il Watergate, e Frost, dopo una vita colma di sorrisi stampati in tv e bella vita in giro per il mondo, decide di mettersi in gioco per riabilitare il suo onore in quell’america che lo aveva scartato dal salotto buono costringendolo ad accontentarsi della sperduta Australia, e della piccola Inghilterra.
Due personaggi molto simili, che non macheranno di tenere il pubblico sulle spine e di divertirlo, all’occorrenza.
Due personaggi colti nella loro intimità umana e professionale.
Due personaggi, che la storia voleva ridotti ad uno: vincerà Frost ma il finale, in America si sa, è sempre a lieto fine.


Del doveroso lutto nazionale

13 Febbraio, 2009

Statisticamente dico cose inesatte, se si prende a parametro di verità l’opinione più diffusa.
In questo momento storico, in questo preciso paese, a questa specifica età, mi sento assolutamente fuori dal sistema.
E, cosa ancor più grave, mi sento fuori dalle logiche di questo vortice, in una condizione di ignoranza assoluta: ignoro il perchè!
Perchè, cari consociati, la morale vi ingabbia?
Odiate il fascismo ma siete fascisti con voi stessi: uno stato non può, per perseguire il fine ultimo, far divenire lo scopo più importante dei fruitori stessi che dovrebbero goderne.
Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.
Non esiste una morale che si scinda dall’uomo.
L’uomo è l’apriori della vita sociale non i valori, quelli siamo noi a determinarli.
Ora, se voi dissentite, cade l’assioma e addio postulato e teorema.
Qualora, però, voi acconsentisse, allora spiegatemi perchè dopo la morte di una persona in coma irreversibile da 17 anni, dobbiamo sottoporci ad una doverosa procedura di partecipazione al dolore in forma pubblica, con rilevatore auditel.
Le televisioni oramai si erano preparate a seguire il protocollo della Cassazione: Eluana doveva morire entro una decina di giorni, per quella data sgomberiamo palinsesti e prepariamo fazzoletti asciugalacrime.
Poi l’imprevisto: madrigna tecnologia ha allungato la vita della giovane Eluana per 17 lunghissimi anni, mamma natura ha posto fine alle sue sofferenze in circa 72 ore.
Ma non voglio aprire un dibattito circa la giustizia o meno della sentenza perchè io resterò della mia idea e il comitato etico (basterebbe il nome…) della sua.
Solo che Enrico Mentana si dimette da direttore editoriale e da conduttore di Matrix perchè non ha potuto gareggiare con il rivale della tv pubblica e Chiambretti che, stimavo tantissimo, inizia da tre puntate con il ricordo di Eluana mostrando immagini del funerale (per l’audience da specificare che non c’erano i genitori) e portando a modello le parole del padre della giovane.
“Lasciatemi solo!”, dice lui. “Magari se dovete starmi vicino compratevi il libro” aggiungo io. Per la fascia degli abituali lettori dei primi scaffali Feltrinelli: Beppino Englaro, “Eluana”, Rizzoli.
Sua santità Bruno Vespa ha la coscienza apposto, indulgenza costata una puntata speciale di Porta a Porta al posto della serie poliziesca “IL bene e il male” (titolo molto originale, classica genialata).
Ma il pubblico non è contento, Mediaset non ha allestito la camera ardente nella sua stanza più pregiata e quindi che muoia Berlusconi (figlio) e tutti i filistei.
Io già immagino.
Rai Uno.è morta Eluana. Simona ventura channel: è morta Eluana. Rai tre:è morta Eluana. Emilio Fede house:è morta Eluana. Canale 5: è morta Eluana. Italia 1:è morta Eluana. La 7, la tv del distacco dalla massa:E’ morta Eluana! (il distacco è la lettera maiuscola).
Solo così avremmo potuto ambire alla vita eterna, e invece voi undici milioni di spioni del grande fratello e amanti di Mara Maionchi e Dj Francesco ci avete costretto a penare qui, tra una legge al senato e un libro che casualmente è uscito oggi dopo 17 anni.
Pensandoci bene, sapete cosa vi dico? Dal momento che oramai, a causa di quelli che fanno il palinsensto, siamo destinati alle fiamme eterne, ora dico proprio come la penso, tanto che volete che sia un anno in più tra le fiamme dell’inferno?!
Io sono stato proprio felice di vedere che il GF è andato in onda e che X factor non si è fermato (per quanto mi riguarda potevano essere anche Schindler’s List e La vita è bella) ; e mi ha proprio roso il culo la puntata di Vespa e il preview di Chiambretti.
Qui due sono le cose: o alziamo i toni della discussione e parliamo di testamento biologico e via discorrendo, o facciamo la solita chiacchierata da autobus con tanto di collegamento dalla casa di cura di Udine con l’indicazione precisa dell’ora della morte.
Se vogliamo sondare l’italico pensiero circa la futura doverosa legge da fare, allora è inutile prendere a pretesto il giorno della morte di Eluana per sfruttare il canale mediatico di un simile accadimento.
Parliamone dopodomani, o fra quattro giorni, tanto nessuno se la dimentica la storia.
Da che l’Italia ha una identità in senso politico non è mai stata fatta una legge in tal senso, ora bisogna farla in due giorni.
Se invece vogliamo continuare a fare i soliti moralisti che devono essere virtualmente presenti al dolore, il discorso è diverso.
Che Vespa liberi lo studio del plastico della casa di Cogne e del coltello di Annamaria Franzoni e allestisca un bel lettino con tanto di respiratore e flebo.
E attenzione, io non condanno le vecchiette che vogliono vedere il televisore con il rosario in mano e sapere se per il funerale sarà usata una bara bianca o marrone: per quello Emilio FEDE basta e avanza.
E non voglio nemmeno sostenere che il Grande Fratello o X factor siano programmi nobili tanto da poter essere comunque elettivi dell’animo tanto quanto la morte di una ragazza (chi mi conosce lo sa che reputazione ho dei reality, ma quello è un altro articolo).
Il fatto è che io non mi sentirei in colpa se quella sera volessi guardare un film di Verdone o giocare a briscola (o a poker texas hold’em per alzare lo share).
E se fossi stato Chiambretti non mi sarei sentito in dovere di iniziare tre puntate con le parole del padre di Eluana e con uno pseudo lutto nei toni.
Il Chiambretti Night Show non è un programma di approfondimento etico-sociale o politico e quindi potrebbe trattare di Eluana solo in quanto persona morta.
E allora fermiamo le partite di calcio e i Cesaroni ogni qual volta viene stuprata una donna, o crepa un essere umano magari di morte anche più violenta di quella che ha subito Eluana, magari senza nemmeno la giustificazione di una sentenza (in quel caso legge dello stato).
Per la fine del 2009 gran parte dell’Italia sarà ALL DIGITAL: avremo tutti il segnale esclusivamente digitale terrestre.
Molti più canali, molte più camere ardenti e molti più reality.
E io continuerò a non sentirmi in colpa di sbavare su Belen Rodriguez se contemporaneamente Bin Laden minaccerà l’occidente.
Ma io si sa, sono una pecorella smarrita.