Due film con la “X”

19 Febbraio, 2009

Negli ultimi giorni mi è capitato di andare al cinema due volte a distanza di poche ore. Non accadeva da un bel pò!
Ho visto “Ex”, e “Frost/ Nixon, il duello”.
Bhè il primo è stata un vera e propria sorpresa: pensavo fosse il classico film leggero, talmente tanto da sfociare nel patetico.
E invece mi son piacevolmente trovato a guardare un film ben recitato (cast d’eccezione come direbbero nella pubblicità), per nulla volgare e con una fievole ma piacevole vena seriosa che non stonava affatto.
Il tema di fondo è già indicato nel titolo: Tutti, chi solo per poco tempo, chi invece definitivamente, siamo stati/saremo “Ex” nelle nostre tormentate vite sentimentali.
E attorno a questo nucleo di base ruotano cinque storie molto carine che avranno tutte una propria, curata, autonomia, e un proprio finale.
Sicuramente non sarà un film da palma d’oro ma senza dubbio è un ottimo modo per trascorrere un paio d’ore con spensierata attenzione.

Per quanto riguarda Frost/Nixon è da premettere che trattasi di tutt’altro genere di film rispetto ad “Ex”, e stavolta non per la differenza di budget (non saranno molto distanti) ma per la diversa trattazione.
Frost / Nixon è la storia del presentatore britannico David Frost, famoso conduttore di talk show degli anni settanta, che si giocò tutte le sue carte professionali ed umane per intervistare il Presidente dimissionario degli Stati Uniti, Richard Nixon, duramente colpito nella sua credibilità politica dallo scandalo Watergate.
Nixon fu graziato dal suo successore Ford ed uscì di scena senza passare dalla porta di alcun tribunale: questo, intile dirlo, gli americani, sempre bramosi di verità, non lo digeriranno mai.
Proprio per questo ebbero un successo planetario le interviste al Presidente di David Frost, che rappresentano tutt’oggi non solo un baluardo del giornalismo mondiale, ma l’unica forma di pseudo processo condotta all’unico Presidente degli Stati Uniti d’America che ha rischiato seriamente l’impeachment.
Il film tutto sommato è ben fatto, gli attori molto bravi (soprattutto Nixon interpretato da uno straordinario Frank Langella) e la sceneggiatura sicuramente molto netta sia nei tempi che nella fabula.
La chiave di volta del film è efficace, la prospettiva non è obbiettiva ma soggettiva: tutto è visto dagli occhi dei due protagonisti che sanno di doversi giocare tutte le carte in soli quattro round (il sottotilo “il duello” è chiarificatore di questo).
Molto felice è stata la scelta di non bypassare la fase di fortissima difficoltà che ha accompagnato il Presidente nelle sue dimissioni e il presentatore nella ricerca frenetica di fondi, sponsor e produzioni disposti a sorreggere un progetto ambizioso quanto rischioso.
Sbavatura del film è stata la cura del personaggio Frost, troppo approssimativo nei tratti interiori rispetto alla cura di un Nixon che ha rasentato la pantomima per la precisione e l’abilità dello sceneggiatore e dell’attore.
Il film si presenta anche come un ottimo spaccato dello show-business americano, almeno alla fine degli anni settanta, tutto stilizzato nel binomio amico/nemico, e poco confortevole per la tenacia ingombrante di un “semplice” presentatore di talk show, destinato ad essere etichettato come tale per tutta la sua vita (almeno quella produttiva).
Molto apprezzabile ho trovato il parallelismo rischioso che il regista ha messo in campo tra le due figure principali.
Due personaggi che sono lontani anni luce ma che si ritrovano a versare le stesse gocce di sudore nello stesso ring.
Nixon, a margine di un’esistenza controversa, cerca di riabilitare quell’onore che gli americani avevano sottratto lui dopo il Watergate, e Frost, dopo una vita colma di sorrisi stampati in tv e bella vita in giro per il mondo, decide di mettersi in gioco per riabilitare il suo onore in quell’america che lo aveva scartato dal salotto buono costringendolo ad accontentarsi della sperduta Australia, e della piccola Inghilterra.
Due personaggi molto simili, che non macheranno di tenere il pubblico sulle spine e di divertirlo, all’occorrenza.
Due personaggi colti nella loro intimità umana e professionale.
Due personaggi, che la storia voleva ridotti ad uno: vincerà Frost ma il finale, in America si sa, è sempre a lieto fine.


Del doveroso lutto nazionale

13 Febbraio, 2009

Statisticamente dico cose inesatte, se si prende a parametro di verità l’opinione più diffusa.
In questo momento storico, in questo preciso paese, a questa specifica età, mi sento assolutamente fuori dal sistema.
E, cosa ancor più grave, mi sento fuori dalle logiche di questo vortice, in una condizione di ignoranza assoluta: ignoro il perchè!
Perchè, cari consociati, la morale vi ingabbia?
Odiate il fascismo ma siete fascisti con voi stessi: uno stato non può, per perseguire il fine ultimo, far divenire lo scopo più importante dei fruitori stessi che dovrebbero goderne.
Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.
Non esiste una morale che si scinda dall’uomo.
L’uomo è l’apriori della vita sociale non i valori, quelli siamo noi a determinarli.
Ora, se voi dissentite, cade l’assioma e addio postulato e teorema.
Qualora, però, voi acconsentisse, allora spiegatemi perchè dopo la morte di una persona in coma irreversibile da 17 anni, dobbiamo sottoporci ad una doverosa procedura di partecipazione al dolore in forma pubblica, con rilevatore auditel.
Le televisioni oramai si erano preparate a seguire il protocollo della Cassazione: Eluana doveva morire entro una decina di giorni, per quella data sgomberiamo palinsesti e prepariamo fazzoletti asciugalacrime.
Poi l’imprevisto: madrigna tecnologia ha allungato la vita della giovane Eluana per 17 lunghissimi anni, mamma natura ha posto fine alle sue sofferenze in circa 72 ore.
Ma non voglio aprire un dibattito circa la giustizia o meno della sentenza perchè io resterò della mia idea e il comitato etico (basterebbe il nome…) della sua.
Solo che Enrico Mentana si dimette da direttore editoriale e da conduttore di Matrix perchè non ha potuto gareggiare con il rivale della tv pubblica e Chiambretti che, stimavo tantissimo, inizia da tre puntate con il ricordo di Eluana mostrando immagini del funerale (per l’audience da specificare che non c’erano i genitori) e portando a modello le parole del padre della giovane.
“Lasciatemi solo!”, dice lui. “Magari se dovete starmi vicino compratevi il libro” aggiungo io. Per la fascia degli abituali lettori dei primi scaffali Feltrinelli: Beppino Englaro, “Eluana”, Rizzoli.
Sua santità Bruno Vespa ha la coscienza apposto, indulgenza costata una puntata speciale di Porta a Porta al posto della serie poliziesca “IL bene e il male” (titolo molto originale, classica genialata).
Ma il pubblico non è contento, Mediaset non ha allestito la camera ardente nella sua stanza più pregiata e quindi che muoia Berlusconi (figlio) e tutti i filistei.
Io già immagino.
Rai Uno.è morta Eluana. Simona ventura channel: è morta Eluana. Rai tre:è morta Eluana. Emilio Fede house:è morta Eluana. Canale 5: è morta Eluana. Italia 1:è morta Eluana. La 7, la tv del distacco dalla massa:E’ morta Eluana! (il distacco è la lettera maiuscola).
Solo così avremmo potuto ambire alla vita eterna, e invece voi undici milioni di spioni del grande fratello e amanti di Mara Maionchi e Dj Francesco ci avete costretto a penare qui, tra una legge al senato e un libro che casualmente è uscito oggi dopo 17 anni.
Pensandoci bene, sapete cosa vi dico? Dal momento che oramai, a causa di quelli che fanno il palinsensto, siamo destinati alle fiamme eterne, ora dico proprio come la penso, tanto che volete che sia un anno in più tra le fiamme dell’inferno?!
Io sono stato proprio felice di vedere che il GF è andato in onda e che X factor non si è fermato (per quanto mi riguarda potevano essere anche Schindler’s List e La vita è bella) ; e mi ha proprio roso il culo la puntata di Vespa e il preview di Chiambretti.
Qui due sono le cose: o alziamo i toni della discussione e parliamo di testamento biologico e via discorrendo, o facciamo la solita chiacchierata da autobus con tanto di collegamento dalla casa di cura di Udine con l’indicazione precisa dell’ora della morte.
Se vogliamo sondare l’italico pensiero circa la futura doverosa legge da fare, allora è inutile prendere a pretesto il giorno della morte di Eluana per sfruttare il canale mediatico di un simile accadimento.
Parliamone dopodomani, o fra quattro giorni, tanto nessuno se la dimentica la storia.
Da che l’Italia ha una identità in senso politico non è mai stata fatta una legge in tal senso, ora bisogna farla in due giorni.
Se invece vogliamo continuare a fare i soliti moralisti che devono essere virtualmente presenti al dolore, il discorso è diverso.
Che Vespa liberi lo studio del plastico della casa di Cogne e del coltello di Annamaria Franzoni e allestisca un bel lettino con tanto di respiratore e flebo.
E attenzione, io non condanno le vecchiette che vogliono vedere il televisore con il rosario in mano e sapere se per il funerale sarà usata una bara bianca o marrone: per quello Emilio FEDE basta e avanza.
E non voglio nemmeno sostenere che il Grande Fratello o X factor siano programmi nobili tanto da poter essere comunque elettivi dell’animo tanto quanto la morte di una ragazza (chi mi conosce lo sa che reputazione ho dei reality, ma quello è un altro articolo).
Il fatto è che io non mi sentirei in colpa se quella sera volessi guardare un film di Verdone o giocare a briscola (o a poker texas hold’em per alzare lo share).
E se fossi stato Chiambretti non mi sarei sentito in dovere di iniziare tre puntate con le parole del padre di Eluana e con uno pseudo lutto nei toni.
Il Chiambretti Night Show non è un programma di approfondimento etico-sociale o politico e quindi potrebbe trattare di Eluana solo in quanto persona morta.
E allora fermiamo le partite di calcio e i Cesaroni ogni qual volta viene stuprata una donna, o crepa un essere umano magari di morte anche più violenta di quella che ha subito Eluana, magari senza nemmeno la giustificazione di una sentenza (in quel caso legge dello stato).
Per la fine del 2009 gran parte dell’Italia sarà ALL DIGITAL: avremo tutti il segnale esclusivamente digitale terrestre.
Molti più canali, molte più camere ardenti e molti più reality.
E io continuerò a non sentirmi in colpa di sbavare su Belen Rodriguez se contemporaneamente Bin Laden minaccerà l’occidente.
Ma io si sa, sono una pecorella smarrita.


Memento mori!

21 Novembre, 2008

 

Coloro i quali nella loro vita hanno avuto l’occasione di aprire le prime pagine di un libro di diritto o semplicemente di essere presenti alla prima lezione di un corso di giurisprudenza, hanno appreso che la base di partenza dell’esperienza sociale  umana parte da elementi che sembrano essere connaturati nell’uomo stesso.

Insomma sembra che nessuno più obietti il fatto che la predisposizione  alla socialità piuttosto che la naturale spinta all’organizzazione o ancora l’innato impulso alla procreazione e al conseguente sviluppo della specie, siano elementi imprescindibili della nostra struttura ontologica.

Una società primitiva (nell’accezione etimologica) è caratterizzata da una impalcatura molto scarna ed essenziale: l’obiettivo è la sopravvivenza della comunità e per ottenerla si adoperano regole che inquadrino ogni consociato nell’ottica di questo scopo.

Non mi meraviglia più di tanto che l’elegantissima Costituzione italiana, il nostro codice civile o ,per allargare l’orizzonte in senso cronologico-spaziale , il Code Napoléon piuttosto che le altre eminenti “carte” del mondo, non facciano menzione di cosa sia l’uomo.

La ragione di questo mancato stupore nasce da un motivo ben preciso:  tutte le sopraelencate codificazioni nascono come risultati di periodi storici che necessitavano di risposte ben altre rispetto ad una riflessione sulla natura dell’uomo.

La Costituzione Italiana nasce come rinascita etica,politica e morale di una nazione dilaniata da venti anni di regime; il codice civile, per coloro che non lo sapessero, è datato 1942 ovvero diciannovesima era fascista per cui, seppur nel suo grande e innegabile merito, sicuramente non è inseribile in un contesto ideologico e intellettuale degno di una riflessione sull’uomo (riflessione che eventualmente sarebbe comunque morta con la fine del ventennio).

Il Code Napoléon o comunque la Costituzione americana sono prodotti di rivoluzioni che hanno portato grandi e memorabili apporti allo sviluppo civile dell’uomo ma da qui ad aspettarsi una puntualizzazione sull’essenza più intrinseca dell’essere umano sembrerebbe davvero troppo.

Il fatto che norme definitore in tal senso non fossero state formalmente poste ha però portato a trascurare la riflessione anche all’interno degli stessi consociati.

Oggi,però, i tempi sono maturi per mettere all’ordine del giorno una seria analisi di come l’attuale periodo storico possa definire l’uomo, senza seguire lo schema finora seguito secondo il quale l’essere umano non è nel sistema ma è elemento aprioristico rispetto ad esso e quindi non necessitante di definizione.

Il problema è più antico di quanto ci si possa credere:  sono ben più antiche rispetto all’ultimo caso riguardante Eluana Englaro diatribe intorno non solo alla cessazione della vita ma anche riguardo l’inizio della vita stessa.

L’indirizzo giurisprudenziale corrente fa coincidere la nascita con l’inizio dell’attività respiratoria ma è ben radicata nel nostro sistema la concezione che la vita inizi a tutti gli effetti, e quindi sia foriera di diritti, anche all’interno del grembo materno.

Per quanto riguarda la morte,invece,  all’alba del terzo millennio si rende urgente un cambiamento di ottica rispetto alla tradizione che vede l’essere umano morto solo allorquando sia cessata l’attività cardiaca.

Come può la scienza, che per definizione persegue lo sviluppo e il benessere dell’uomo prolungare, senza speranza alcuna, di diciassette interminabili anni la vita di una persona riducendone la dignità alla sola attività di nutrimento?

E’ lampante la contradictio in terminis e la stupidità di certe considerazioni etico-religiose.

Stiamo toccando con mano un aspetto che è antico quasi quanto il mondo e che risale a Protagora: “ l’uomo è misura di tutte le cose,di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.

 A prima vista questa frase sembrerebbe solo una citazione colta che,però, non arricchisce di nessun elemento la discussione:  guardando meglio si può invece capire come essa sia attuale proprio per un doveroso richiamo al buon senso.

Mi spiego meglio con un esempio: la scoperta di Einstein sull’energia atomica è stato il vero caposaldo della scienza moderna; si guardi,però, l’uso improprio che di quella famosa formula se ne è fatto e se ne continua a fare in termini di armamenti.

Risulta logica conseguenza il fatto che l’eventuale riflessione sulla struttura ontologica dell’uomo non abbia la pretesa di assolutismo ed è ovvio che essa percorrerà una strada,di pari passo con l’evoluzione politica etica e scientifica, che sicuramente la porterà ad essere modificata ed innovata nel corso degli anni.

L’ordinamento e i valori di una comunità cambiano con il mutare dei fenomeni storici:  prima della modifica apportata al “diritto di famiglia” nel 1975 la donna era considerata subordinata all’uomo.

Non c’è da gridare allo scandalo perché si trattava di una concezione radicata negli uomini e nelle donne stesse fin quando le condizioni storiche e sociali non mutarono portando il legislatore ad intervenire.

E’ ovvio che oggi la maggior parte di noi converrebbe su una definizione di “uomo” e di vita umana molto diversa da quella su cui potrebbero convenire le future generazioni,qualora magari uno scienziato scoprirà una terapia che possa in maniera molto massiccia aumentare le speranze di chi si trova nel coma.

Il mio auspicio non è tanto quello di vedere formalizzata una legge (credo che si tratti di una materia troppo riguardante il singolo soggetto per essere generalizzata) quanto quello di veder nascere un contraddittorio sociale su questo tema.

Il mio augurio è quello di veder scontrate le più avverse tesi così da veder nascere dalle ceneri di queste una concezione largamente accettata, secondo l’hegeliano ed insostituibile schema TESI ANTITESI E SINTESI.

Riflettere non è mai negativo perché qualunque soluzione sarebbe sempre meglio del vergognoso vuoto normativo con il quale una società del 2008 non può ritrovarsi.

Personalmente credo che urga una legge non che miri a definire quando finisce la vita umana ma che, piuttosto, infonda il dovere a tutti di pensarci .

Io ci sto pensando da tempo e sono arrivato a proporre questo ai miei cari consociati,nella speranza che questi mi lincino con le loro controproposte così da aver avviato un circolo sicuramente virtuoso:”cosa ne dite di una legge che, magari a partire dagli anni 21, infonda l’onere (e non il dovere) di rendere pubblico agli uffici competenti  le proprie volontà in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti che lo costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione?

E cosa ne dite di metterci un bel comma nel quale si rende manifesto l’onere per la persona di esprimersi anche sull’espianto degli organi e di far valere il silenzio assenso nel caso di nessuna indicazione,lasciando al parente-tutore la possibilità di scelta per coloro i quali non abbiamo ancora compiuto i 21 anni?”

Molti di voi,provveduti, penseranno a giusta ragione che avrei potuto semplicemente concludere l’articolo dicendo:”cosa ne pensate del testamento biologico?”.

La mia risposta a costoro è che si tratta di una riflessione nuova sia per chi come noi giovani sente molto lontano il momento della morte e sia per tutti quelli che,e dall’ultima indagine statistica sembrano esserne molti, non sanno cosa sia il testamento biologico : ne consegue dunque che sia meglio non dare mai nulla per scontato e dare quanti più strumenti a tutti per capire di cosa stiamo parlando, che non fa mai male.

 

 


Ridateci Montanelli!

11 Giugno, 2008

Dove sono i cari,grandi giornalisti di un tempo?
Dove sono le firme dei galantuomini di un’Italia,genuina,che fu?
Il Corriere dello Sport:”Disastro Donadoni!”…TuttoSport:”Ridateci Lippi!”
Avrei potuto chiudere questo post con l’espressione che ho fatto leggendo quest’ultimo titolo,ma non l’ho immortalata.
Arrivo subito al dunque:il giornalismo oggi è fatto da tifosi,da istrionici tipi da “bar dello sport”.
Devi difettare di un bel pò di storia del giornalismo per essere così arrogante e sgarbato nei confronti di un professionista chiamato a ripetere un impresa,quella di Lippi appunto,oltre la quale,per una nazionale,non esiste nulla.
Non amo Donadoni e credo che allenare la nazionale significhi avere ben altra esperienza che la sua,alla guida di una squadra.
Amo,però,lo stile e il rispetto.
Donadoni si gioca in un mese la reputazione di allenatore,le simpatie di una nazione e conseguentemente la sua carriera da commissario tecnico.
E’ una persona che non ha dalla sua parte i risultati:non è soltanto semplice ma è anche da vigliacchi sparare sulla croce rossa.
Ieri in campo ci sono andati anche undici calciatori che non hanno saputo reggere il confronto.
Si rifaranno,gioremo e sarà merito anche del commissario tecnico;e allora comprerò TuttoSport per leggere come ci si passa con disinvoltura da Piazzale Loreto a Piazza Venezia.
I bambini mitizzano i calciatori perchè non hanno ancora gli strumenti necessari per astrarre e capire che dietro una figurina c’è un uomo come il loro papà o il loro vicino di casa.
I giornalisti devono sapere che dietro un CT c’è un uomo,un professionista che merita rispetto:basta con la concezione del tutto italica che in quel milione di euro di stipendio sia compreso lo scherno e il linciaggio,solo perchè stai guidando una cosa di tutti,come la nazionale.
Va bene che nel belpaese siamo cinquantasei milioni di allenatori e ci crediamo tutti in grado di essere meglio di chi sta guidando la nostra squadra del cuore,ma ricordiamoci che vincere non è mai semplice,che ogni torneo fa storia a se (i campioni del mondo del 1982 non si qualificarono nemmeno agli europei) e che Donadoni è venuto nel momento più difficile:un periodo dove non si è chiamati a costruire un impresa (compito già difficilissimo) ma a ripeterla.
Prima di tutto il rispetto,signori…chiedere classe,visti i personaggi,è pretendere troppo!


Gomorra,un mancato film per una mancata palma d’oro!

4 Giugno, 2008

Uci cinemas di Casoria:ore 22:25,Lunedì 2 Giugno 2008.
Tabellone proiezioni : Sex and the City (22,50) Gomorra (22,40) Indiana Jones….(22,45) Il divo (22,30)
Leggo i posti disponibili.Alcune sale ne hanno ancora una centinaia:eccezione fatta per Gomorra,unità rimanenti invendute 5.
Sono in fila e penso che sarebbe stata la quarta volta che avrei sentito dire:”Gomorra tutto esaurito”.
Supero tutti dirigendomi verso la signorina in maglietta gialla e cappellino della dirigenza,”Gomorra!”.
C’è solo prima fila laterale,mi dice.Mi sarei seduto anche sulle scale,rispondo in mente.
Inizia il film,il pubblico si esalta quando sullo schermo di 10 metri compare in rosa scuro GOMORRA.
E’ come se ognuno di loro avesse letto il proprio nome e cognome.
Inizia il film,dicevo:subito morti,sangue,centri estetici.
Mi fa un certo effetto vedere un film di stampo internazionale e conoscere personalmente quasi l’intero cast.
Uno ragazzo seduto dietro di me sussurra all’amico:”ma è o’ film che fa accussì o è a me cà m’aggir a’ capa?!”.
Le inquadrature sono veloci e accompagnano i movimenti dei personaggi,in prima fila davvero vien da staccare lo sguardo.
Musica di sottofondo a cura dei due neomelodici più gettonati del momento,telecamera che rasenta l’amatoriale,qualche attore che dimostra di essere stato preso dalla strada e qualche comparsa che non avrà capito che non si deve guardare l’obiettivo.
Tutto voluto,si.
Abbondanti primi piani,campi lunghi a iosa.
Il regista classe 68 da Roma non ha forzato la mano perchè ha pensato di restituire allo spettatore la realtà così come è.
Mi fermo e penso:positiva come cosa!
Poi rifletto e immagino la scena:Garrone è a piazza del Popolo,prende un caffè con un amico.
Squilla il telefono,è Procacci (quello di Fandango):si fissa un appuntamento.
Il progetto è di quelli che partono nell’occhio del ciclone,non si può rifiutare.
Gomorra di Saviano,1000000000 di copie vendute:la gente usa più i cinema che i libri,il botteghino sarà sicuramente sbancato!
Non basta leggere il libro,bisogna anche capire a fondo la realtà.
Garrone si sarà fatto un culo così:telegiornali tutte le sere,quotidiani tutte le mattine,operazione di sondaggio di tutte le dicerie della gente.
Eccolo fatto il calderone dei problemi di Napoli:camorra e droga (presente),rifiuti e intossicazione dell’ambiente(presente),contaminazione delle nuove generazioni e microcriminalità (presente).
Per lui che è vissuto 40 anni a Roma è fin troppo.
Ritorno in sala,c’è uno che parla al telefono e non è il solo.Qualcuno più educato ride.
Non è certo questo un problema prioritario ma dà una forte impronta del problema,e non era inserito nel calderone.
L’ignoranza della gente,l’omertà di chi come me non ha detto niente alla persona che,con il cellulare,ha avvisato alla sorella che era al cinema a vedere Gomorra.
Manca tutta la parte di chi reagisce e si ribella al pizzo,di quelli che devono scappare dalla propria città per avere un futuro,una classe politica assente,i diritti che sono concessioni,tutta la maggioranza che fa una vita normale spaccandosi la schiena e che si macchia dell’errore più grande,quello di subire passivamente.
Nel film gente comune non c’è,ogni inquadratura nasconde dietro di se la collusione con l’uno o l’altro schieramento.
Come se Napoli fosse tutta scissionisti contro fedeli.
Sono da sempre sostenitore del fatto che la realtà non bisogna nasconderla in casa per vergogna perchè tanto un milanese,a mio parere, è colpito quanto me dalla vergogna camorra o dall’affare rifiuti.
E non solo perchè i residui tossici provengono dalle industrie del Nord ma perchè Napoli è un problema nazionale.
Gomorra-libro aveva un senso:un testo di denuncia che faceva nomi e cognomi,non mosso dalle lobby economiche perchè non si aspettava un tale successo,un faro di luce su un sistema che molti non sapevano così ben organizzato.
Il cinema è tutt’altra cosa:ogni canale di comunicazione ha il suo linguaggio.
Questo è definibile come un documentario mal girato,in fretta e in furia.
I personaggi non sono ben curati per dire che ho assistito alla rappresentazione della storia di 4 pedine del triste scacchiere napoletano.
Manca tutta l’origine,tutta la complessità dell’esistenza di un individuo che ne determina le scelte future.
Per fare un film non basta mettere una telecamera per strada:il cinema è raccontare una storia,lanciare un messaggio,dire la propria.
Unica spiegazione è che si voleva dare una parvenza generale come a dire:”è uno spaccato di una realtà che di questi esempi ne ha molti.”
Nel cinema il troppo vago lascia sempre dietro di se un senso di incompiuto,di superficiale.
E non è nemmeno un esempio di film di genere:il celeberrimo “Il Camorrista” di Tornatore,sempre tratto da un libro è un esempio riuscito di come una realtrà così complessa non si può trattare con presunzione di esaustività;sarebbbe stato preferibile di gran lunga la trattazione di un campo meno ampio ma allo stesso tempo più efficace.
Sarebbe stato molto semplice elogiare un film che è comunque in cima alle classifiche ed è piaciuto.
La palma d’oro non l’avrebbe mai vinta perchè comunque dietro ogni festival c’è la politica e dietro la politica oltralpe c’è un forte senso nazionale.
I giurati stranieri saranno stati colpiti da ciò che accade nel film:molto ingegnoso Garrone nel rendere in chiave così paradossale ed esagerata la realtà.
Il guaio è che la situazione è più grave di quella che emerge da Gomorra,ma non è così semplicisticamente spiegabile
Di artistico questo film ha solo l’interpretazione di qualche attore anche se in linea di massima è recitato molto pacchianamente.
Uci cinemas di Casoria,ore 00:45..Molti se ne sono andati prima della fine del film e solo 3 hanno applaudito.
Troppo lungo,scontato,fatto male.


Senza titolo!

17 Maggio, 2008

In Italia si usa fare così:si fa la fila,si aspetta il proprio turno e si sale sulla ribalta.
Il personaggio arriva al centro del palco:”volete sapere qualcosa sul mio curriculum?”,domanda.
“Non ci interessa,fai presto che sta già scadendo il tempo”-gli risponde un uomo con un cronometro nel palmo destro e un lampione puntato con la mano sinistra.
La lancetta fa i suoi dovuti giri,passa uno spazzino e porta con se il personaggio che si sta esibendo sul palco.
Sembra l’inizio di un romanzo:di quelli un po’ “strani”.Psicologici.Psichedelici.
Invece è solo la mia visione di ciò che “fa notizia”,in Italia;è solo il processo che porta a riempire le pagine dei quotidiani,le parole di chi fa due chiacchiere in autobus,e una pagina di questo blog.
Ora quello che calca la scena è Marco Travaglio;l’uomo con il cronometro sono io,sei tu che leggi,è il giornalista che scrive;lo spazzino sarà un politico potente,un porporato eminente,un magistrato.
Nessuno lo conosceva Travaglio prima che facesse Anno Zero,e la metà delle persone-rispetto ad oggi-conosceva Santoro prima che facesse scandalo la lite con Berlusconi.
Oggi il più lo fa la televisione perché i giornali,per quei pochi che li comprano,si sfogliano,non si leggono.
Ci si ferma al titolone,si arriva con sforzo al sottotitolo.
L’impronta culturale odierna è incentrata sul bombardamento delle immagini:non c’è più gusto nel leggere uno bell’articolo o nell’imitare lo stile di quella “fine” penna che tanto ci piace.
E’ una cultura fisiognomica.Ora Travaglio non puoi più non riconoscerlo.
E chi se ne frega se non sappiamo che è stato “discepolo” di uno dei più grandi giornalisti di tutti i tempi (Montanelli),se la sua presenza in un programma di Luttazzi è costata a quest’utlimo l’allontanamento dalla Rai e dieci citazioni a giudizio per Travaglio che è stato assolto per tutte le denunce tranne che per quella mossa da Previti,nel quale processo (in sede civile) è risultato soccombente e condannato a pagare circa 80 milioni di vecchie lire.
Chi se ne frega se si è fatto le ossa su l’Espresso,La Repubblica e ha scritto una ventina di libri.
Ora si che gli chiediamo l’autografo,ora che sta cavalcando l’onda del successo sputando su tutto e tutti senza farci capire da che parte sbrogliare la matassa,e portando alla luce un modello altro che sembra più incasinato di quello dal quale si vuole fuggire.
Io posso anche apprezzare il Travaglio che fa soldi sull’ossessionato antiberlusconismo e che porta a galla i processi di Tizio e Caio:il giornalista che fa informazione non fa altro che il suo mestiere (merito però a quei pochi che lo fanno bene).
Se uno,però,vuole fare politica deve dare risposte e non solo sparare a zero su tutta la polvere possibile e immaginabile.
Andare nelle piazze,appoggiare apertamente l’Italia dei Valori,sedersi nel salotto buono è fare politica!
Lo sappiamo che i parlamentari dello Stato in cui viviamo sono i manovratori di un destino fatto a tavolino,che molti di loro ha precedenti giudiziari,che Berlusconi…che Veltroni…
Mi rifiuto,però,di combattere una presunta “dittatura” con un’anarchia,per lo più giustizialista.
Io voglio una televisione senza bavagli ma non voglio che per questo ci si prenda la licenza di fare illazioni sulla seconda carica dello stato senza assicurarsi il contraddittorio: le istituzioni si criticano rispettandole, non per bigottismo ma solo perché il sistema si deve rinnovare e non disintegrare per non scaturire in una anacronistica rivoluzione.
L’antipolitica scaturisce,quasi sempre,nel qualunquismo e nel populismo non troppo distante dalla politica stessa.
Il Travaglio show-men che vuole fare politica è l’emblema di un appiattimento che ha colpito anche lui:è un po’ come il magistrato Woodcock,marionetta di un sistema sempre più fenomeno da baracconi.
Se la missione di Travaglio è quella di fare controinformazione non bastano gli spazi sui vari giornali e i libri nelle librerie?
Perché sfondare la porta della politica per poi entrare dalla finestra?
Grillo ha avuto batoste a destra e a manca per le liste civiche che ha appoggiato:la gente lo vuole comico.
Travaglio sta perdendo consensi,sicuramente anche grazie ai politici che lo stanno oscurando:la gente,però,gli conserverà la credibilità solo se resterà un eroe da dietro le quinte.
Di certi personaggi ne abbiamo già troppi!

P.S:guardate l’articolo scritto da un collega di Travaglio su Repubblica
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/14/035non.html


Italiche cose!

9 Maggio, 2008

E’ ufficiale:ci siamo montati la testa.
Italia,Europa meridionale,59 milioni 448 mila 163 abitanti all’ultimo censimento,Repubblica parlamentare,uno dei sette paesi più industrializzati del mondo.
Geopoliticamente paese definito,ontologicamente meno.
La nostra storia,chi era costei?
Così bella,variopinta ed intrigante da affascinare milioni di turisti all’anno che ne vogliono rintracciare le orme.
E noi,proprio noi,la ignoriamo non rendendoci conto che spesso sarebbe la spiegazione più veritiera di un presente che non può non essere figlio di un passato.
La mia bella Napoli è il riflesso più lucente di un medioevo mai tramontato:città del signorotto locale,dei diritti-concessioni,di un autarchia servile che puzza ancora di monarchia e rivoluzioni popolari.
Basterebbe il Castel dell’Ovo,il Palazzo Reale con le sue statue regali o piazza mercato insanguinata dall’emoglobina di un certo Masaniello a spiegare la storia di un popolo così folkloristico quanto incazzato,capace di scacciare la noia di tutti i giorni e il nemico tedesco allo stesso modo.
In una nazione famosa al mondo per le sue organizzazioni criminali,la sua divisione interna in corporazioni e la sua omertà,noi ci permettiamo il lusso di pubblicare on line i redditi dichiarati.
La camorra o la mafia avranno a disposizione gli elenchi timbrati dal Fisco per taglieggiare meritocraticamente le loro vittime.
“Antò non hai voluto prestarmi i mille euro quando poi scopro che guadagni 30 mila euro l’anno?”
Ci rimettono i soliti noti,non certo i politici o i calciatori che guadagnano,tanto,”alla luce del sole”!
Visco probabilmente prima di fare questa magra figura avrà fatto compere da Ikea e sarà stato colpito dalla voglia di liberalità tipica del nord Europa o,mutatis mutandis,vagamente americano.
Non si può esportare un modello di valori:le poste lo fanno con i pacchi con successo,gli States lo fanno con la petrol/democrazia,con successo/insuccesso.
Sarà anche un deterrente contro l’evasione fiscale,sarà anche la forma più pura di libertà,sarà pure libera informazione in libero stato ma questi discorsi lasciamoli ai think thank o alla Svezia.
Noi siamo sempre noi,l’Italia,la Repubblica parlamentare con i 59 milioni 448 mila 163 abitanti all’ultimo censimento,i 200 miliardi di euro evasi al fisco e i 5 miliardi di euro provenienti dal racket.
Alla storia,non ai posteri,l’ardua sentenza.

P.S:per i grillini delusi
Io non mi son mai ritrovato molto nei VAFFANCULO di Beppe Grillo ma sicuramente se fossi stato un suo sostenitore non mi sarei indignato per il fatto che guadagna più di quattro milioni di euro l’anno.
Un ricco non può dire la verità?
Basta con il “anche i ricchi piangano”!
Non si devono avere le pezze al culo per essere credibili.
E poi svegliatevi:quanto pensavate guadagnasse?


AAA Martin Lutero cercasi

6 Aprile, 2008

Eppure non siamo nè la Repubblica Dominicana nè l’Afganistan!
Possibile che Machiavelli abbia buttato 50 anni della sua vita a parlarci di distinzione tra morale pubblica e privata e nessuno ha ancora capito di cosa si tratti?
Signori moralisti storcete già da adesso il naso:vi ho mensionato paesi lontani,ho citato Niccolò Machiavelli..e li ho usati per introdurvi questo nome:Carmela Carcuro detta Lina,da Napoli.Professione:medico.Concorrente del Grande Fratello edizione 2008!
Oddio Big brother,vi accompagno anche io nello storcere il naso.
Tranquilliziamoci tutti,non è di quello che voglio parlare:Carmela Carcuro detta Lina da Napoli,professione medico e concorrente del G. F. è solo un pretesto!
E’ possibile mai che nel 2008 l’ordine dei medici sia ancora ancorata a questo schema per il quale la vita privata di un dottore possa essere letto alla luce di una valutazione ricadente anche sul suo operato?
Da legista convinto non discuto minimamente l’atteggiamento dell’ordine:a seguito di 20 denunce pervenute,il presidente dell’ordine ha dovuto aprire un fascicolo che probabilmente porterà ad una sanzione per la signora Carcuro.
Quello che mi fa rabbrividire è la linea di principio che c’è dietro tutto questo:perchè non rivederlo questo codice se è ancora così invadente per la vita privata di un medico che,a parere mio,può tranquillamente essere di giorno un valente salvatore di vite umane e di notte una persona dai facili costumi?
L’articolo 1 così recita:”Il comportamento del medico, anche al di fuori dell’esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa.”
Per chi come me studia legge sa che esistono le cosidette clausole generali:”agire in BUONA FEDE” è un qualcosa che può racchiudere una marea di valenze;una definizione è impossibile.
Ecco,se proprio vogliamo essere minuziosi nell’osservare la questione possiamo anche affermare che non urge una revisione del testo ma una sua interpretazione più operante con l’attualità:le parole da sole non censurano il comportamento di Lina.
Il decoro e la dignità della professione?
Il decoro e la dignità…di che cosa? della professione (complemento di specificazione).
La professione non può che rifarsi all’espletamento delle funzioni professionali:non c’è nesso di casualità tra un effusione e un intervento di appendicite.
Obiezione:ma lei l’ha fatto in tv,davanti a milioni di spettatori!
Risposta:un vero codice deontologico (ammesso e non concesso che sia auspicabile oggi un codice deontologico nel senso di codice morale) detta legge in merito a questioni etiche atte a preservare l’integrità del soggetto e non il giudizio della gente su questo:tutti i medici,essendo uomini,hanno dimistichezza con simili atteggiamenti; ora il punto è: assodato che lo fanno tutti,la differenza (che ha scatenato il putiferio) tra la concorrente del Grande Fratello e un fantomatico Dottor Tizio, è solo quella che magari il fatto di Lina è conosciuto da più persone,oppure l’elemento chiave è che l’ordine dei medici ha subito un trauma nel capire che non regola gli interessi di un gruppo di francescani bensì di uomini in carne ed ossa?
L’ordine non può ancora credere che i medici siano visti come i traumaturghi del caso,i maghi che guariscono inspiegabilmente,i super eroi in camice bianco.
Tutti gli esseri umani sono fatti di carne,tutti i medici sono esseri umani=tutti i medici sono fatti di carne!(Aristotele)
Perchè si pensa ancora che il fare di nascosto va bene e,a parità di condizioni,fare e rendere pubblico è sbagliato? l’azione è,semmai,da condannare non la sua pubblicità; salvo,ovviamente,i casi di lesione del buon senso comune perchè non sto certo giustificando una coppia di pervertiti che fà sesso ad ora di pranzo nel pieno di piazza plebiscito; perchè poi,per entrare un attimo a fondo nella vicenda ,signori,amanti come me della risata facile,che vi divertite con la ” Gialappa’s” su Italia 1:chi di voi non ha visto le immagini incriminate?Vi sembrano scabrose?
Se quella è lesione della professionalità o del buon senso allora credo proprio che possiamo anche tornare all’investitura o allo “Jus primae noctis”:i venti medici che hanno fatto denuncia sono ufficialmente ricercati…secondo voi non hanno mai fatto la pipì per strada?