La politica,si sa,ha una struttura ontologica duale:da una parte elementi puramente sensibili,dall’altra dati solo intelligibili.
In democrazia è il popolo che detiene la sovranità ma sono i politici che comandano.
L’Italia è un paese che sta subendo la più grande metamorfosi della sua storia:siamo una nazione unificata circa un secolo e mezzo fa,con un unico idioma solo dall’avvento di mamma Rai,anni 50.
Nell’epoca delle grandi unificazioni e dei grandi colossi,falliti e non,delle grandi catene industriali l’Italia si presenta tutto sommato ancora ancorata ad un’economia microeconomica inserita in un circuito di asfissiante burocrazia e di medioevali corporazioni.
E il vecchio popolo italiano vota aspettandosi di veder migliorate le condizioni a partire da quei dati puramente sensibili :il costo della vita,i servizi di pubblica utilità,lo stipendio per arrivare a fine mese non solo a febbraio,che di giorni ne ha di meno.
Bisogna essere abili nella politica di intervento sui settori macroeconomici,nella gestione del debito e della spesa pubblica ma la partita si gioca anche nel risolvere la puzza di immondizia che soffoca un intero popolo,nel prendere di petto una situazione che grava sui migliaia di lavoratori e sull’immagine di una nazione.
La sinistra ha smarrito tutto questo,immersa nella ricerca di una identità che cambia nome ma non persone e programmi,nella risoluzione di conflitti interni che sono stati più forti dell’antiberlusconismo.
Era il momento nel quale serviva una persona con le palle,che avesse il coraggio di rischiare il nome e la credibilità politica nei confronti di una maggioranza che lo ha votato.
Berlusconi sale al governo più per demerito degli avversari che per merito suo:il suo elettorato lo sa che non è uno stinco di santo ma nonostante tutto lo preferisce; la gente crede più sincero un pinocchio di legno che un essere umano che celebra la sua verginità tramando dietro le quinte.
Sarebbe folle credere che l’emergenza rifiuti in Campania è terminata ma almeno ora si può progettare senza avere fino al collo una montagna di diossina.
Sarebbe folle credere che l’Alitalia sia stata trasformata in una compagnia aerea di gigantesche proporzioni ma almeno il sistema-paese non è stato screditato con l’ingresso di uno straniero in un settore così strategico,e si son comunque salvati diverse migliaia di lavoratori.
L’unica possibilità di una vera alternanza al potere è affidata ad una costruttiva opposizione:Veltroni nell’affare Alitalia ha dato una lezione di politica a tutti.Il titolo:”come perdere le elezioni per altri 20 anni!”.
Il piano Fenice,provvidenziale quanto criticabile,è stato osteggiato dall’inizio da tutte le forze dell’opposizione:con quale senso di coerenza politica ora,a risultato quasi ottenuto,i nemici vogliono salire sul carro dei vincitori dichiarandosi artefici di quella stessa vittoria così inauspicata?
Mentre ci avviamo alla prima annata a crescita zero (senza virgola) e iniziamo ad alzare le barricate contro il vento di una recessione che parte oltreoceano e investe il continente tutto,in Italia si costruiscono le basi per le future elezioni.
Nella migliore e più ottimistica delle ipotesi fra qualche anno,svecchiata la classe politica e l’elettorato,senza Alitalia e munnezzopoli,con meno stranieri e più sicurezza,guadagnarsi la preferenza sarà questione di abilità ben maggiore e il popolo inizierà a votare per i dati puramente intelligibili.
E lì saranno ca***!
Munnezza e Alitalia:così Silvio salvò terra e cielo
27 Settembre, 2008Ridateci Montanelli!
11 Giugno, 2008Dove sono i cari,grandi giornalisti di un tempo?
Dove sono le firme dei galantuomini di un’Italia,genuina,che fu?
Il Corriere dello Sport:”Disastro Donadoni!”…TuttoSport:”Ridateci Lippi!”
Avrei potuto chiudere questo post con l’espressione che ho fatto leggendo quest’ultimo titolo,ma non l’ho immortalata.
Arrivo subito al dunque:il giornalismo oggi è fatto da tifosi,da istrionici tipi da “bar dello sport”.
Devi difettare di un bel pò di storia del giornalismo per essere così arrogante e sgarbato nei confronti di un professionista chiamato a ripetere un impresa,quella di Lippi appunto,oltre la quale,per una nazionale,non esiste nulla.
Non amo Donadoni e credo che allenare la nazionale significhi avere ben altra esperienza che la sua,alla guida di una squadra.
Amo,però,lo stile e il rispetto.
Donadoni si gioca in un mese la reputazione di allenatore,le simpatie di una nazione e conseguentemente la sua carriera da commissario tecnico.
E’ una persona che non ha dalla sua parte i risultati:non è soltanto semplice ma è anche da vigliacchi sparare sulla croce rossa.
Ieri in campo ci sono andati anche undici calciatori che non hanno saputo reggere il confronto.
Si rifaranno,gioremo e sarà merito anche del commissario tecnico;e allora comprerò TuttoSport per leggere come ci si passa con disinvoltura da Piazzale Loreto a Piazza Venezia.
I bambini mitizzano i calciatori perchè non hanno ancora gli strumenti necessari per astrarre e capire che dietro una figurina c’è un uomo come il loro papà o il loro vicino di casa.
I giornalisti devono sapere che dietro un CT c’è un uomo,un professionista che merita rispetto:basta con la concezione del tutto italica che in quel milione di euro di stipendio sia compreso lo scherno e il linciaggio,solo perchè stai guidando una cosa di tutti,come la nazionale.
Va bene che nel belpaese siamo cinquantasei milioni di allenatori e ci crediamo tutti in grado di essere meglio di chi sta guidando la nostra squadra del cuore,ma ricordiamoci che vincere non è mai semplice,che ogni torneo fa storia a se (i campioni del mondo del 1982 non si qualificarono nemmeno agli europei) e che Donadoni è venuto nel momento più difficile:un periodo dove non si è chiamati a costruire un impresa (compito già difficilissimo) ma a ripeterla.
Prima di tutto il rispetto,signori…chiedere classe,visti i personaggi,è pretendere troppo!
Gomorra,un mancato film per una mancata palma d’oro!
4 Giugno, 2008Uci cinemas di Casoria:ore 22:25,Lunedì 2 Giugno 2008.
Tabellone proiezioni : Sex and the City (22,50) Gomorra (22,40) Indiana Jones….(22,45) Il divo (22,30)
Leggo i posti disponibili.Alcune sale ne hanno ancora una centinaia:eccezione fatta per Gomorra,unità rimanenti invendute 5.
Sono in fila e penso che sarebbe stata la quarta volta che avrei sentito dire:”Gomorra tutto esaurito”.
Supero tutti dirigendomi verso la signorina in maglietta gialla e cappellino della dirigenza,”Gomorra!”.
C’è solo prima fila laterale,mi dice.Mi sarei seduto anche sulle scale,rispondo in mente.
Inizia il film,il pubblico si esalta quando sullo schermo di 10 metri compare in rosa scuro GOMORRA.
E’ come se ognuno di loro avesse letto il proprio nome e cognome.
Inizia il film,dicevo:subito morti,sangue,centri estetici.
Mi fa un certo effetto vedere un film di stampo internazionale e conoscere personalmente quasi l’intero cast.
Uno ragazzo seduto dietro di me sussurra all’amico:”ma è o’ film che fa accussì o è a me cà m’aggir a’ capa?!”.
Le inquadrature sono veloci e accompagnano i movimenti dei personaggi,in prima fila davvero vien da staccare lo sguardo.
Musica di sottofondo a cura dei due neomelodici più gettonati del momento,telecamera che rasenta l’amatoriale,qualche attore che dimostra di essere stato preso dalla strada e qualche comparsa che non avrà capito che non si deve guardare l’obiettivo.
Tutto voluto,si.
Abbondanti primi piani,campi lunghi a iosa.
Il regista classe 68 da Roma non ha forzato la mano perchè ha pensato di restituire allo spettatore la realtà così come è.
Mi fermo e penso:positiva come cosa!
Poi rifletto e immagino la scena:Garrone è a piazza del Popolo,prende un caffè con un amico.
Squilla il telefono,è Procacci (quello di Fandango):si fissa un appuntamento.
Il progetto è di quelli che partono nell’occhio del ciclone,non si può rifiutare.
Gomorra di Saviano,1000000000 di copie vendute:la gente usa più i cinema che i libri,il botteghino sarà sicuramente sbancato!
Non basta leggere il libro,bisogna anche capire a fondo la realtà.
Garrone si sarà fatto un culo così:telegiornali tutte le sere,quotidiani tutte le mattine,operazione di sondaggio di tutte le dicerie della gente.
Eccolo fatto il calderone dei problemi di Napoli:camorra e droga (presente),rifiuti e intossicazione dell’ambiente(presente),contaminazione delle nuove generazioni e microcriminalità (presente).
Per lui che è vissuto 40 anni a Roma è fin troppo.
Ritorno in sala,c’è uno che parla al telefono e non è il solo.Qualcuno più educato ride.
Non è certo questo un problema prioritario ma dà una forte impronta del problema,e non era inserito nel calderone.
L’ignoranza della gente,l’omertà di chi come me non ha detto niente alla persona che,con il cellulare,ha avvisato alla sorella che era al cinema a vedere Gomorra.
Manca tutta la parte di chi reagisce e si ribella al pizzo,di quelli che devono scappare dalla propria città per avere un futuro,una classe politica assente,i diritti che sono concessioni,tutta la maggioranza che fa una vita normale spaccandosi la schiena e che si macchia dell’errore più grande,quello di subire passivamente.
Nel film gente comune non c’è,ogni inquadratura nasconde dietro di se la collusione con l’uno o l’altro schieramento.
Come se Napoli fosse tutta scissionisti contro fedeli.
Sono da sempre sostenitore del fatto che la realtà non bisogna nasconderla in casa per vergogna perchè tanto un milanese,a mio parere, è colpito quanto me dalla vergogna camorra o dall’affare rifiuti.
E non solo perchè i residui tossici provengono dalle industrie del Nord ma perchè Napoli è un problema nazionale.
Gomorra-libro aveva un senso:un testo di denuncia che faceva nomi e cognomi,non mosso dalle lobby economiche perchè non si aspettava un tale successo,un faro di luce su un sistema che molti non sapevano così ben organizzato.
Il cinema è tutt’altra cosa:ogni canale di comunicazione ha il suo linguaggio.
Questo è definibile come un documentario mal girato,in fretta e in furia.
I personaggi non sono ben curati per dire che ho assistito alla rappresentazione della storia di 4 pedine del triste scacchiere napoletano.
Manca tutta l’origine,tutta la complessità dell’esistenza di un individuo che ne determina le scelte future.
Per fare un film non basta mettere una telecamera per strada:il cinema è raccontare una storia,lanciare un messaggio,dire la propria.
Unica spiegazione è che si voleva dare una parvenza generale come a dire:”è uno spaccato di una realtà che di questi esempi ne ha molti.”
Nel cinema il troppo vago lascia sempre dietro di se un senso di incompiuto,di superficiale.
E non è nemmeno un esempio di film di genere:il celeberrimo “Il Camorrista” di Tornatore,sempre tratto da un libro è un esempio riuscito di come una realtrà così complessa non si può trattare con presunzione di esaustività;sarebbbe stato preferibile di gran lunga la trattazione di un campo meno ampio ma allo stesso tempo più efficace.
Sarebbe stato molto semplice elogiare un film che è comunque in cima alle classifiche ed è piaciuto.
La palma d’oro non l’avrebbe mai vinta perchè comunque dietro ogni festival c’è la politica e dietro la politica oltralpe c’è un forte senso nazionale.
I giurati stranieri saranno stati colpiti da ciò che accade nel film:molto ingegnoso Garrone nel rendere in chiave così paradossale ed esagerata la realtà.
Il guaio è che la situazione è più grave di quella che emerge da Gomorra,ma non è così semplicisticamente spiegabile
Di artistico questo film ha solo l’interpretazione di qualche attore anche se in linea di massima è recitato molto pacchianamente.
Uci cinemas di Casoria,ore 00:45..Molti se ne sono andati prima della fine del film e solo 3 hanno applaudito.
Troppo lungo,scontato,fatto male.
Senza titolo!
17 Maggio, 2008In Italia si usa fare così:si fa la fila,si aspetta il proprio turno e si sale sulla ribalta.
Il personaggio arriva al centro del palco:”volete sapere qualcosa sul mio curriculum?”,domanda.
“Non ci interessa,fai presto che sta già scadendo il tempo”-gli risponde un uomo con un cronometro nel palmo destro e un lampione puntato con la mano sinistra.
La lancetta fa i suoi dovuti giri,passa uno spazzino e porta con se il personaggio che si sta esibendo sul palco.
Sembra l’inizio di un romanzo:di quelli un po’ “strani”.Psicologici.Psichedelici.
Invece è solo la mia visione di ciò che “fa notizia”,in Italia;è solo il processo che porta a riempire le pagine dei quotidiani,le parole di chi fa due chiacchiere in autobus,e una pagina di questo blog.
Ora quello che calca la scena è Marco Travaglio;l’uomo con il cronometro sono io,sei tu che leggi,è il giornalista che scrive;lo spazzino sarà un politico potente,un porporato eminente,un magistrato.
Nessuno lo conosceva Travaglio prima che facesse Anno Zero,e la metà delle persone-rispetto ad oggi-conosceva Santoro prima che facesse scandalo la lite con Berlusconi.
Oggi il più lo fa la televisione perché i giornali,per quei pochi che li comprano,si sfogliano,non si leggono.
Ci si ferma al titolone,si arriva con sforzo al sottotitolo.
L’impronta culturale odierna è incentrata sul bombardamento delle immagini:non c’è più gusto nel leggere uno bell’articolo o nell’imitare lo stile di quella “fine” penna che tanto ci piace.
E’ una cultura fisiognomica.Ora Travaglio non puoi più non riconoscerlo.
E chi se ne frega se non sappiamo che è stato “discepolo” di uno dei più grandi giornalisti di tutti i tempi (Montanelli),se la sua presenza in un programma di Luttazzi è costata a quest’utlimo l’allontanamento dalla Rai e dieci citazioni a giudizio per Travaglio che è stato assolto per tutte le denunce tranne che per quella mossa da Previti,nel quale processo (in sede civile) è risultato soccombente e condannato a pagare circa 80 milioni di vecchie lire.
Chi se ne frega se si è fatto le ossa su l’Espresso,La Repubblica e ha scritto una ventina di libri.
Ora si che gli chiediamo l’autografo,ora che sta cavalcando l’onda del successo sputando su tutto e tutti senza farci capire da che parte sbrogliare la matassa,e portando alla luce un modello altro che sembra più incasinato di quello dal quale si vuole fuggire.
Io posso anche apprezzare il Travaglio che fa soldi sull’ossessionato antiberlusconismo e che porta a galla i processi di Tizio e Caio:il giornalista che fa informazione non fa altro che il suo mestiere (merito però a quei pochi che lo fanno bene).
Se uno,però,vuole fare politica deve dare risposte e non solo sparare a zero su tutta la polvere possibile e immaginabile.
Andare nelle piazze,appoggiare apertamente l’Italia dei Valori,sedersi nel salotto buono è fare politica!
Lo sappiamo che i parlamentari dello Stato in cui viviamo sono i manovratori di un destino fatto a tavolino,che molti di loro ha precedenti giudiziari,che Berlusconi…che Veltroni…
Mi rifiuto,però,di combattere una presunta “dittatura” con un’anarchia,per lo più giustizialista.
Io voglio una televisione senza bavagli ma non voglio che per questo ci si prenda la licenza di fare illazioni sulla seconda carica dello stato senza assicurarsi il contraddittorio: le istituzioni si criticano rispettandole, non per bigottismo ma solo perché il sistema si deve rinnovare e non disintegrare per non scaturire in una anacronistica rivoluzione.
L’antipolitica scaturisce,quasi sempre,nel qualunquismo e nel populismo non troppo distante dalla politica stessa.
Il Travaglio show-men che vuole fare politica è l’emblema di un appiattimento che ha colpito anche lui:è un po’ come il magistrato Woodcock,marionetta di un sistema sempre più fenomeno da baracconi.
Se la missione di Travaglio è quella di fare controinformazione non bastano gli spazi sui vari giornali e i libri nelle librerie?
Perché sfondare la porta della politica per poi entrare dalla finestra?
Grillo ha avuto batoste a destra e a manca per le liste civiche che ha appoggiato:la gente lo vuole comico.
Travaglio sta perdendo consensi,sicuramente anche grazie ai politici che lo stanno oscurando:la gente,però,gli conserverà la credibilità solo se resterà un eroe da dietro le quinte.
Di certi personaggi ne abbiamo già troppi!
P.S:guardate l’articolo scritto da un collega di Travaglio su Repubblica
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/14/035non.html
Italiche cose!
9 Maggio, 2008E’ ufficiale:ci siamo montati la testa.
Italia,Europa meridionale,59 milioni 448 mila 163 abitanti all’ultimo censimento,Repubblica parlamentare,uno dei sette paesi più industrializzati del mondo.
Geopoliticamente paese definito,ontologicamente meno.
La nostra storia,chi era costei?
Così bella,variopinta ed intrigante da affascinare milioni di turisti all’anno che ne vogliono rintracciare le orme.
E noi,proprio noi,la ignoriamo non rendendoci conto che spesso sarebbe la spiegazione più veritiera di un presente che non può non essere figlio di un passato.
La mia bella Napoli è il riflesso più lucente di un medioevo mai tramontato:città del signorotto locale,dei diritti-concessioni,di un autarchia servile che puzza ancora di monarchia e rivoluzioni popolari.
Basterebbe il Castel dell’Ovo,il Palazzo Reale con le sue statue regali o piazza mercato insanguinata dall’emoglobina di un certo Masaniello a spiegare la storia di un popolo così folkloristico quanto incazzato,capace di scacciare la noia di tutti i giorni e il nemico tedesco allo stesso modo.
In una nazione famosa al mondo per le sue organizzazioni criminali,la sua divisione interna in corporazioni e la sua omertà,noi ci permettiamo il lusso di pubblicare on line i redditi dichiarati.
La camorra o la mafia avranno a disposizione gli elenchi timbrati dal Fisco per taglieggiare meritocraticamente le loro vittime.
“Antò non hai voluto prestarmi i mille euro quando poi scopro che guadagni 30 mila euro l’anno?”
Ci rimettono i soliti noti,non certo i politici o i calciatori che guadagnano,tanto,”alla luce del sole”!
Visco probabilmente prima di fare questa magra figura avrà fatto compere da Ikea e sarà stato colpito dalla voglia di liberalità tipica del nord Europa o,mutatis mutandis,vagamente americano.
Non si può esportare un modello di valori:le poste lo fanno con i pacchi con successo,gli States lo fanno con la petrol/democrazia,con successo/insuccesso.
Sarà anche un deterrente contro l’evasione fiscale,sarà anche la forma più pura di libertà,sarà pure libera informazione in libero stato ma questi discorsi lasciamoli ai think thank o alla Svezia.
Noi siamo sempre noi,l’Italia,la Repubblica parlamentare con i 59 milioni 448 mila 163 abitanti all’ultimo censimento,i 200 miliardi di euro evasi al fisco e i 5 miliardi di euro provenienti dal racket.
Alla storia,non ai posteri,l’ardua sentenza.
P.S:per i grillini delusi
Io non mi son mai ritrovato molto nei VAFFANCULO di Beppe Grillo ma sicuramente se fossi stato un suo sostenitore non mi sarei indignato per il fatto che guadagna più di quattro milioni di euro l’anno.
Un ricco non può dire la verità?
Basta con il “anche i ricchi piangano”!
Non si devono avere le pezze al culo per essere credibili.
E poi svegliatevi:quanto pensavate guadagnasse?
Arrevuoto,fine capitolo!
26 Aprile, 20086,5,4…
“Ragazzi ci siamo,il pubblico è in sala.Silenzio!”
Tutti lì,in fila indiana,dietro le quinte:il cuore che si misura con il battito della platea ansimante,il vuoto di memoria…
Sguardo alle sedie rosse:”Mio dio quanti ne sono!”…”Tranquilli ne siamo parecchi anche noi!”…
3,2,1…Si parte,chi è di scena?!
Non c’ero dietro le quinte eppure mi è sembrato di vederlo,l’esercito di folletti al completo!
“Come fanno a star così tranquilli prima di entrare sul palco?”-mi domando
“Ma dai,che vuoi che capiscano,i bambini?!-mi rispondono…
Non sono d’accordo:questi non son bambini;tutt’al più saranno professionisti alle prime armi!
“Gli sarà mai venuta l’idea di non entrare in scena per scherzo,di scapparsene per paura?”
No! Il contratto è contratto,pacta sunt servanda!
Arrevuoto in fin dei conti è proprio questo:è un tacito patto,lo spazio che la Napoli che vive si prende ogni anno per pensare.
Penso un pò alle olimpiadi nella Grecia arcaica:dinanzi al sacro si deve fermare tutto,persino le guerre.
Paragone quanto mai azzeccato:l’antica Grecia sta ad arrevuoto come la sacralità del rito a Marco Martinelli.
Non c’è dubbio,qui parliamo di magia,di teatro (quello puro) che ha molto a che fare con Dioniso,con la funzione rituale di chi ha qualcosa da dire.
Oggi è difficile che qualcuno ha qualcosa da dire,o comunque che ci pensi un bel pò prima di farlo.
Molière,Jarry o Aristofane,che differenza c’è? sono tutti pretesti,referenti letterari di un qualcosa che ha pur sempre molta familiarità con il classico,l’intramontabile.
L’immaginario malato non è un capolavoro;nemmeno Martinelli sfugge alla regola secondo la quale il bello è difficile farlo almeno quanto ripeterlo.
Parlando di un’esperienza triennale il paragone con i due anni precedenti è una tentazione alla quale vorrei sottrarmi ma che un pò mi sovrasta.
Onestamente “La pace” e “Ubu sotto tiro” sono nati un pò come figli della gallina bianca:la situazione politica era sicuramente più tranquilla e fu molto più semplice fare rumore.
Il terzo movimento di arrevuoto ha dovuto fare a cazzotti con l’attesa di chi doveva partire da risultati altisonanti e questo ne ha compromesso in parte la riuscita.
Conosco Marco Martinelli,gli attori in scena e tutto ciò che ruota dietro le quinte:posso garantire che non è di mancanza di motivazioni che si tratta perché non sono certo il Presidente della Repubblica e i massimi esponenti dell’amministrazione locale a dare gli stimoli per caricarsi di sana adrenalina e lasciare sul palco fino all’ultima goccia di sudore,ma le due passate rappresentazioni fecero da eco ad una magia di proporzioni sicuramente più ampie.
L’immaginario malato è un vero e proprio esempio di teatro polittico,nel senso più etimologico del termine:il polittico infatti è un dipinto costituito da più parti unite fra loro a formare,spesso,una catena di diversi episodi collegati da un unico filone:al San Ferdinando si è avuta un po’ questa impressione.
Lo spirito libero delle Albe non si è lasciato incatenare da un testo ma ha fatto a pezzi un autore:cosa ben diversa e sicuramente più sadica per chi deve omologare sugli stessi binari un esercito di “improvvisati” dottori.
L’atmosfera che si è creata sulla scena mi ha rimandato alla mente un quadro astratto fatto di tante pennellate gettate lì con forza e decisione.
I quadri astratti hanno,ahimè,un limite oggettivo:c’è chi ci legge qualcosa,chi solo uno scarabocchio.
Prova superata:lo spettacolo ha comunicato una forte carica critica,condotta con una leggerezza quasi naif cui ha fatto da contrasto quella lingua napoletana,tipicamente arrevuotina, usata a punte biforcute.
E’ doveroso,però,annotare che la concentricità degli insiemi narrativi talvolta trovava difficoltà a scorrere fluida,permeandosi di elementi,le pennellate appunto,che apparivano troppo artificiosi e forzosamente aggiunti per trasportare il pubblico fino in fondo.
L’alchimia della rappresentazione non è riuscita a dare il “La” a quel classico colpo che,come si dice volgarmente,fa cadere il teatro colpendo diritto alla platea.
Il titolo,trovata pressochè geniale,è specchio fedele di una realtà talmente amorfa che ha inghiottito il prodotto stesso.
Siamo un pò tutti davvero sovrastati da una crisi culturale,politica,economica,di cui è vittima lo stesso regista,che avrà avuto talmente di quei punti da toccare che ha finito per imbottire il copione di tutto quel senso di indefinito che c’è nell’aria.
Stilisticamente molto apprezzabile la scelta di condurre tutto ad una sottile ironia:Jean de Santeul,meglio noto come Santolius,avrebbe detto che Martinelli in questo spettacolo “castigat ridendo mores” (cerca di correggere il costume deridendolo).
Molière calza a pennello:non c’è più spazio per la grassa risata perché,come recita il rito (figlio naturale di Aristofane adottato da Marco),il gioco si fa pesante e la domanda è sempre la stessa:”che destino avremo?”
Bisogna partire proprio dalle idee e costruire mattone su mattone questo futuro che ancora non riusciamo a scorgere come diverso dal piattume dell’oggi:se è innegabile che “l’immaginario malato” appare ancora troppo allo stato embrionale per assumere un connotato definito,è innegabile che è pur sempre frutto di un lavoro,di un’idea!
Il nostro immaginario è davvero malato,contaminato come il nostro sottosuolo:il sapore che lo spettacolo ti lascia in bocca è lo stesso che si ha guardandosi attorno.
Anche il finale è meno speranzoso del solito perché si è investiti dagli stessi camici bianchi,fantomatici dottori,che hanno dato via al tutto.
P.S.
Il mio commento non è minimamente intenzionato a suggerire correzioni né a dare pareri troppo tecnici,vista la mia inabilità nel farlo,ma è la semplice messa per iscritto del pensiero che ho elaborato uscendo dal teatro:tutti pensano dopo uno spettacolo (almeno si spera) e questa forse è la magia di quest’arte.
Non avrò più occasione di essere così antipaticamente somigliante ad un critico ammuffito perché si tratta dell’ultimo capitolo di questo splendido romanzo chiamato “Arrevuoto”.
Vorrei ringraziare Marco Martinelli e tutto il cucuzzaro (non li nomino tutti perché la mia prematura demenza senile mi porterebbe a fare torto a qualcuno) perché hanno convinto anche un cieco come me a capire che nell’apparente sterilità del terreno si può sempre cavare qualcosa di buono,basta solo tanta acqua.
Grazie davvero per questa pioggia di sentimenti che è venuta dal genio di un uomo che è nato con una missione da portare a termine:regalare emozioni a questo mondo così grigio.
Vedere i bambini,i grandi,i rom,i napoletani,le autorità,le mamme e i papà d’Italia emozionati non dalla logica del denaro ma dalla leggerezza di un’arte antica come il mondo è stato qualcosa che porterò con me anche nella prossima vita,speranzoso che nasca ancora così fortunato da incontrare gente come voi.
Semplicemente Grazie!
L’ultima volta del Berlusca!
16 Aprile, 2008Che sia un uomo di parola non v’è dubbio (ed è cosa bene diversa da dire che è un politico di parola).
Berlusconi Silvio da Arcore,per l’anagrafe classe 1936,per Montecitorio classe 94,l’ha promesso:ultimo capitolo!
Partiamo brevemente dalla campagna elettorale:toni smorzati,programmi simili.
Griglia di partenza:coalizioni nuove e nomi originali.
In pole position Silvio Berlusconi su Pdl.Seconda fila per Walter Veltroni su Pd.
Un “L” di differenza che vale più di 8 punti percentuali.
“L” come Lega:boom assurdo(è pur sempre un movimento che ha una base elettorale limitata).
Completano la griglia la Sinistra Arcobaleno;nome geniale:la diversità dei colori politici come forza che determina il risultato finale,quell’arcobaleno che è costato caro all’ex presidente del consiglio e che scottava ancora tanto agli elettori.
Grande sconforto in tv per i quadri dirigenziali del partito socialista e della sinistra arcobaleno:niente seggi in parlamento.
I commenti a caldo:”L’italia è l’unico paese che non ha questo tipo di rappresentanza parlamentare!”.
Mancava solo un dito puntato,a dire a noi elettori: è colpa vostra!
Fate mea culpa!Nanni Moretti aveva ragione quando diceva che la sinistra non sa perdere perchè quando perde è infastidita, non delusa. Infastidita, perchè crede che la vittoria le spetti.
Sicuramente una legislatura che si interrompe è un evento grave,al quale noi non dobbiamo abituarci:il capro espiatorio il popolo lo vuole per questa caduta del governo.
Eccoli belli e pronti i nostri caproni:Fausto Bertinotti da Milano classe 1940,Alfonso Pecoraro Scanio da Salerno classe 1959 e Oliviero Diliberto (Cagliari ,’56).
Walter Veltroni si presenta come l’homo novus della politica:avrebbe dovuto puntare su qualche colpo ad effetto più credibile visto che è un pensionato della politica…e poi questo buonismo aveva l’aria di essere troppo mielato.
Nota doverosa:gran comunicatore,sicuramente il migliore:politichese perfetto,convinzione strenua di essere “vergine”,toni mai esasperati.
Punti vincenti:mancata demonizzazione dell’avversario,semplicità nell’esposizione,grande curriculum!
Non basta Walter.
Gli Italiani hanno preferito farsi raccontare la storiella più da chi è timbrato alla “Pinocchio” (con tanto di naso) piuttosto che da chi si elargisce a fata turchina.
Due parole sulla lega:avete presente quando fate un esame di merda e il prof vi dice:”complimenti,30″?
Voi mi risponderete “no,non è possibile”!
Già,non è possibile:Bossi non avrebbe scommesso un euro su una quota superiore al 5%.Ha totalizzato l’otto!
I migliori politologi sono d’accordo:è lo spirito della terza repubblica e le lega lo incarna a perfezione.
Grande vicinanza con la base elettorale,non identificata collocazione nello scacchiere politico (non mi dite che è di destra),dialettica popolare e toni esasperati sui punti più caldi del sentire pubblico (immigrazione,criminalità,inflazione).
Io comunque resto scettico come le maggiori forze politiche mondiali:ognuno ha i suoi polli ma questi stanno diventando bisonti!
In ogni caso viva la democrazia:rispetto per le scelte degli elettori che detengono la sovranità.
Auguri al Cavaliere,affinchè possa governare cinque anni restituendo al paese quella vitalità di cui ha bisogno partendo proprio dalle riforme di cui ha bisogno.
Auguri a Walter! un uomo realmente “vergine” deve saper apprezzare anche la sconfitta:i milioni di elettori che lo hanno votato ora si aspettano una grande opposizione,è suo dovere (il governo ombra stile britannico mi piace).
Auguri a noi italiani tutti che abbiamo scelto gli artefici del nostro destino politico per i prossimi cinque anni.
Questo è il nostro responso: CAMERA
PDL-LEGA-MPA 46,81%(17.063.874 voti) PD-IDV 37,55%(voti 13.686.673)
SENATO
PDL-LEGA-MPA 47,32% (15.507.549 voti) PD-IDV 38,01%(voti 12.456.443)
Al futuro l’ardua sentenza!
AAA Martin Lutero cercasi
6 Aprile, 2008Eppure non siamo nè la Repubblica Dominicana nè l’Afganistan!
Possibile che Machiavelli abbia buttato 50 anni della sua vita a parlarci di distinzione tra morale pubblica e privata e nessuno ha ancora capito di cosa si tratti?
Signori moralisti storcete già da adesso il naso:vi ho mensionato paesi lontani,ho citato Niccolò Machiavelli..e li ho usati per introdurvi questo nome:Carmela Carcuro detta Lina,da Napoli.Professione:medico.Concorrente del Grande Fratello edizione 2008!
Oddio Big brother,vi accompagno anche io nello storcere il naso.
Tranquilliziamoci tutti,non è di quello che voglio parlare:Carmela Carcuro detta Lina da Napoli,professione medico e concorrente del G. F. è solo un pretesto!
E’ possibile mai che nel 2008 l’ordine dei medici sia ancora ancorata a questo schema per il quale la vita privata di un dottore possa essere letto alla luce di una valutazione ricadente anche sul suo operato?
Da legista convinto non discuto minimamente l’atteggiamento dell’ordine:a seguito di 20 denunce pervenute,il presidente dell’ordine ha dovuto aprire un fascicolo che probabilmente porterà ad una sanzione per la signora Carcuro.
Quello che mi fa rabbrividire è la linea di principio che c’è dietro tutto questo:perchè non rivederlo questo codice se è ancora così invadente per la vita privata di un medico che,a parere mio,può tranquillamente essere di giorno un valente salvatore di vite umane e di notte una persona dai facili costumi?
L’articolo 1 così recita:”Il comportamento del medico, anche al di fuori dell’esercizio della professione, deve essere consono al decoro e alla dignità della stessa.”
Per chi come me studia legge sa che esistono le cosidette clausole generali:”agire in BUONA FEDE” è un qualcosa che può racchiudere una marea di valenze;una definizione è impossibile.
Ecco,se proprio vogliamo essere minuziosi nell’osservare la questione possiamo anche affermare che non urge una revisione del testo ma una sua interpretazione più operante con l’attualità:le parole da sole non censurano il comportamento di Lina.
Il decoro e la dignità della professione?
Il decoro e la dignità…di che cosa? della professione (complemento di specificazione).
La professione non può che rifarsi all’espletamento delle funzioni professionali:non c’è nesso di casualità tra un effusione e un intervento di appendicite.
Obiezione:ma lei l’ha fatto in tv,davanti a milioni di spettatori!
Risposta:un vero codice deontologico (ammesso e non concesso che sia auspicabile oggi un codice deontologico nel senso di codice morale) detta legge in merito a questioni etiche atte a preservare l’integrità del soggetto e non il giudizio della gente su questo:tutti i medici,essendo uomini,hanno dimistichezza con simili atteggiamenti; ora il punto è: assodato che lo fanno tutti,la differenza (che ha scatenato il putiferio) tra la concorrente del Grande Fratello e un fantomatico Dottor Tizio, è solo quella che magari il fatto di Lina è conosciuto da più persone,oppure l’elemento chiave è che l’ordine dei medici ha subito un trauma nel capire che non regola gli interessi di un gruppo di francescani bensì di uomini in carne ed ossa?
L’ordine non può ancora credere che i medici siano visti come i traumaturghi del caso,i maghi che guariscono inspiegabilmente,i super eroi in camice bianco.
Tutti gli esseri umani sono fatti di carne,tutti i medici sono esseri umani=tutti i medici sono fatti di carne!(Aristotele)
Perchè si pensa ancora che il fare di nascosto va bene e,a parità di condizioni,fare e rendere pubblico è sbagliato? l’azione è,semmai,da condannare non la sua pubblicità; salvo,ovviamente,i casi di lesione del buon senso comune perchè non sto certo giustificando una coppia di pervertiti che fà sesso ad ora di pranzo nel pieno di piazza plebiscito; perchè poi,per entrare un attimo a fondo nella vicenda ,signori,amanti come me della risata facile,che vi divertite con la ” Gialappa’s” su Italia 1:chi di voi non ha visto le immagini incriminate?Vi sembrano scabrose?
Se quella è lesione della professionalità o del buon senso allora credo proprio che possiamo anche tornare all’investitura o allo “Jus primae noctis”:i venti medici che hanno fatto denuncia sono ufficialmente ricercati…secondo voi non hanno mai fatto la pipì per strada?
“Ideologia”,chi era costui?
6 Aprile, 2008 Chissà se sto scrivendo una delle pagine più tristi dei giorni nostri o se semplicemente questa paura è legata all’abitudine;la politica nel mondo occidentale è sempre stata la proiezione ortogonale,il riflesso di un qualcosa di aprioristico:l’ideologia.
Il dibattito politico,il contraddittorio,le arringhe:mille colori diversi.
Immaginarsi il nostro parlamento nel dopoguerra è un pò come immaginarsi arlecchino.
In fondo teatro e politica sono da sempre legati da un connubio stretto:oggi dire “il teatrino della politica” non offenderebbe nessuno.
La tradizione della commedia dell’arte,per riassumerla in due parole per i meno abituali di questo campo,si rifaceva ai canovacci classici della rappresentazione in maschera:ogni maschera aveva un proprio mondo.
Se in scena c’erano Pulcinella e Pantalone il pubblico già sapeva che era inevitabile di lì a poco lo scoppio di una lite:da una parte la fame,la ricerca del minimo indispensabile garantito e mai lavorato,dall’altra una borghesia troppo avara e vecchia…due mondi troppo lontani per non cozzare!
Essere deputati negli anni 50 significava essere un pò attori,calzare un’ideologia sulla pelle in modo irreversibile.
Grande scandalo fece qualche decennio dopo il compromesso tra i due principali partiti italiani,la DC e il PCI:la gente non poteva vedere insieme Pantalone e Pulcinella (paragone forse esagerato ma sicuramente non troppo distante).
Oggi la politica non è più proiezione ortogonale nè riflesso di niente.
Uccidere Aldo Moro significò uccidere un’idea e con essa una larghissima fetta di popolazione che la sosteneva.
Dietro quell’uomo c’era una struttura solida,forte.
Oggi siamo di fronte ad uomini assoluti,nel senso più etimologico:uomini sciolti da vincoli aprioristici e perchè no,ideologici.
E’ lo stadio più avanzato dell’uomo-macchina,quello razionale e lontano da quelle passioni rosse o nere,quello legato al suo ruolo di rappresentante del popolo più da ragioni di opportunismo che da motivi profondi di “credo”:insomma l’emblema del Veltrusconismo!
Scrivere un articolo significa rendere pubblico un pensiero,nelle sue molteplici facciate:sarei disonesto se dicessi che il tono di questa mia presa di coscienza non è bagnato da una nota di dispiacere,di nostalgia;ma poi riflettendoci non possiamo ridurre il tutto additando la colpa ad una classe politica composta da poco più di 600 persone:è sicuramente il riflesso,la proiezione ortogonale di un andamento di questo nuovo millennio.
Non crediamo più alle ragioni direzionate da un qualcosa di definito,di definibile entro quei confini che prima erano posti a salvaguardia di una coerenza ideologica:siamo nell’era dell’”a posteriori”,si filtra sempre tutto a ragion veduta e non troviamo niente di male nel vedere insieme un Mastella e un Prodi.
Il dato è rilevante:la Germania ci insegna che ci si possono trovare punti in comune e governare a braccetto (cristiano-democratici e social-democratici).
Fini non ha avuto tanto le mani legate da nessuna maschera se ha potuto dichiarare il fascismo il male assoluto del secolo scorso:parlare di fascismo o di comunismo oggi è davvero ridicolo!
Non ho sicuramente scoperto nulla e non è un segreto che i due maggiori partiti italiani,il PDL e il PD,sono partiti post-ideologici:ma è bene non prendere questa constatazione come un qualcosa di frivolo.
Siamo ad una svolta epocale,signori è il momento di toglierci le maschere:è finita la sublime commedia dell’arte,è di scena il cabaret!
Pubblicato da luigicarbone
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