Munnezza e Alitalia:così Silvio salvò terra e cielo

27 settembre, 2008

La politica,si sa,ha una struttura ontologica duale:da una parte elementi puramente sensibili,dall’altra dati solo intelligibili.
In democrazia è il popolo che detiene la sovranità ma sono i politici che comandano.
L’Italia è un paese che sta subendo la più grande metamorfosi della sua storia:siamo una nazione unificata circa un secolo e mezzo fa,con un unico idioma solo dall’avvento di mamma Rai,anni 50.
Nell’epoca delle grandi unificazioni e dei grandi colossi,falliti e non,delle grandi catene industriali l’Italia si presenta tutto sommato ancora ancorata ad un’economia microeconomica inserita in un circuito di asfissiante burocrazia e di medioevali corporazioni.
E il vecchio popolo italiano vota aspettandosi di veder migliorate le condizioni a partire da quei dati puramente sensibili :il costo della vita,i servizi di pubblica utilità,lo stipendio per arrivare a fine mese non solo a febbraio,che di giorni ne ha di meno.
Bisogna essere abili nella politica di intervento sui settori macroeconomici,nella gestione del debito e della spesa pubblica ma la partita si gioca anche nel risolvere la puzza di immondizia che soffoca un intero popolo,nel prendere di petto una situazione che grava sui migliaia di lavoratori e sull’immagine di una nazione.
La sinistra ha smarrito tutto questo,immersa nella ricerca di una identità che cambia nome ma non persone e programmi,nella risoluzione di conflitti interni che sono stati più forti dell’antiberlusconismo.
Era il momento nel quale serviva una persona con le palle,che avesse il coraggio di rischiare il nome e la credibilità politica nei confronti di una maggioranza che lo ha votato.
Berlusconi sale al governo più per demerito degli avversari che per merito suo:il suo elettorato lo sa che non è uno stinco di santo ma nonostante tutto lo preferisce; la gente crede più sincero un pinocchio di legno che un essere umano che celebra la sua verginità tramando dietro le quinte.
Sarebbe folle credere che l’emergenza rifiuti in Campania è terminata ma almeno ora si può progettare senza avere fino al collo una montagna di diossina.
Sarebbe folle credere che l’Alitalia sia stata trasformata in una compagnia aerea di gigantesche proporzioni ma almeno il sistema-paese non è stato screditato con l’ingresso di uno straniero in un settore così strategico,e si son comunque salvati diverse migliaia di lavoratori.
L’unica possibilità di una vera alternanza al potere è affidata ad una costruttiva opposizione:Veltroni nell’affare Alitalia ha dato una lezione di politica a tutti.Il titolo:”come perdere le elezioni per altri 20 anni!”.
Il piano Fenice,provvidenziale quanto criticabile,è stato osteggiato dall’inizio da tutte le forze dell’opposizione:con quale senso di coerenza politica ora,a risultato quasi ottenuto,i nemici vogliono salire sul carro dei vincitori dichiarandosi artefici di quella stessa vittoria così inauspicata?
Mentre ci avviamo alla prima annata a crescita zero (senza virgola) e iniziamo ad alzare le barricate contro il vento di una recessione che parte oltreoceano e investe il continente tutto,in Italia si costruiscono le basi per le future elezioni.
Nella migliore e più ottimistica delle ipotesi fra qualche anno,svecchiata la classe politica e l’elettorato,senza Alitalia e munnezzopoli,con meno stranieri e più sicurezza,guadagnarsi la preferenza sarà questione di abilità ben maggiore e il popolo inizierà a votare per i dati puramente intelligibili.
E lì saranno ca***!

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