Comandante!

26 novembre, 2008

 Avete presente la sensazione di quando rivedete un film dopo tanti anni e, grazie alle nuove esperienze/conoscenze, riuscite a capirne meglio alcuni aspetti, a ridere con più gusto di certe battute o a carpirne con più profondità la critica?
Bene.
Ora fate scorrere il rewind dei vostri ricordi a ritroso, come a cercare un momento preciso, un giorno in particolare e soffermatevi su quello che vi appare più nitido, più ricco di particolari.
Come direbbe Giovanni Muciacia da Art Attack o,nella migliore delle ipotesi, Fiorello: “Fatto?”
A me è capitato questa mattina.
Mi è venuto in mente un giorno del liceo, uno di quelli in cui sei contento perchè non si fa lezione.
Si andava al cineforum, titolo della proiezione :”Comandante” di Oliver Stone, documentario su Fidel Castro, dittatore di Cuba.
Aberrante.
Una celebrazione in bello stile di un uomo che tiene in ostaggio un’isola da quasi cinquanta anni.
Che bella immagine ne uscì del paese dei sigari e del rhum: un’isola dove si studia gratis, ci sono i migliori medici del mondo, e le medicine costano poco ma soprattutto un’isola che riesce a vivere nonostante l’embargo perchè c’è la libertà. Libertà? Libertà?!
Non dimenticherò mai l’applauso finale di tutti e il mio conseguente odio verso il  loro egoismo.
E le ragazzette che si vendono ai turisti di tutto il mondo in cambio di una cena perchè non sono mai andate in un ristorante?
E il diritto al voto?
E la doppia moneta contante che circola sull’isola (i cubani pagati con una moneta poverissima e gli affari turisti gestiti in dollari)?
E i morti o i prigionieri rinchiusi perchè avversi al regime?
E la gente che non può uscire dall’isola perchè chiamata a contribuire alle sorti di una nazione liberticida?
Lo sapete ora a Cuba la gente cosa sta facendo?

Stanno combattendo contro i danni di due uragani, ancora oggi dopo un bel pò di mesi.
I giornali oramai non si ricordan più chi sono Gustav e Ike ma i cubani li ricorderanno ancora per molto tempo.

Questo sfogo lo voglio dedicare a chi è ancora in tempo per rettifcare quell’applauso, a chi ha un pò di tempo per leggere “Generaciòn Y” (http://www.desdecuba.com/generaciony/) e alla proprietaria di quel blog, Yoani Sanchez, che ha ringraziato anticipatamente me per la pubblicazione di questo articolo e voi per la lettura.

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R.A.I (Riccardo Avanza Isolato…e fa bene!)

25 novembre, 2008

 

Qualche tempo fa, scambiando quattro chiacchiere “da bar dello sport”, un amico mi fece una domanda un pò strana alla quale lui stesso diede una risposta altrettanto incomprensibile, che non afferrai a fondo.
“Contro chi non ti metteresti mai contro?”,mi domandò.
“Contro le mosche” -risposi io dopo averci pensato per qualche secondo e dopo essere stato illuminato dal pensiero di una notte insonne passata a combattere un fastidiossimo ronzio.
Oggi,a distanza di mesi, ho rivisto quell’amico dai marzulliani quesiti.
L’ho fermato per rettificare quella risposta, compito semplice in una giornata così fredda da farmi riconsiderare persino le mosche, sinonimo di un’estate,ahimè, ormai andata (era pure ora,però).
Oggi mi metterei contro tutti tranne i media.
Riccardo Villari docet: medico stimato, docente universitario, senatore della Repubblica nelle liste del Pd, fino a ieri.
Detto così niente male.
Da oggi per tutti uomo attaccato alla poltrona, voltagabbana e condannato a marcire nel girone del gruppo misto dopo la condanna di Minosse-Finocchiaro.
Detto così ci vien da domandarci se stiamo parlando della stessa persona.
Potere dei media, appunto!
Facciamo luce sulla vicenda: la commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi viene di norma eletta in base ad un nome proposto dall’opposizione e condiviso dalla maggioranza.
Questa prassi è seguita per dare una garanzia circa l’indirizzo dell’informazione pubblica (per gli amici la RAI) essendo questa controllata dalla maggioranza parlamentare.
IL nodo centrale è: dati gli ormai noti rapporti tra l’Italia dei Valori e la maggioranza, soprattutto nelle figure dei due segretari di partito, e visto che si tratta di una proposta e non di una imposizione, è possibile mai che per più di 40 votazioni l’opposizione ha ripetuto il nome di Leoluca Orlando, rendendo impossibile il dialogo e la conseguente elezione tanto da far intervenire il Presidente della Repubblica per sollecitare una repentina decisione?
Cosa avrebbe dovuto fare il centro destra? eleggere Orlando stando al diktat dello schieramento opposto?
Perchè il nome di Zavoli non è uscito prima?
Ora però tutti questi punti interrogativi devono fare i conti con la dignità di una persona regolarmente eletta, espulsa dal proprio partito e attaccata da tutti i fronti, persino da quelli che lo hanno votato (da ricordare,per la cronaca, che determinanti per la votazione son stati due “franchi tiratori”, dei quali la sinistra sembra avere lo stampo).
Qualsiasi soluzione deve essere presa partendo dalla base che il presidente della commissione vigilanza è e resta il Dottor Riccardo Villari, onde evitare il crearsi di un pericoloso precedente: la struttura democratica ha previsto un meccanismo di elezione che ha portato ad una nomina regolare.
Solo ora il Pd-Idv si è ricordato del vecchio caro Zavoli, giovanotto di 85 anni (verso uno svecchiamento della politica?), ex presidente della stesa Rai e giornalista di fama indiscussa.
Ora in gioco entra la questione d’onore perchè è inammissibile che un presidente di commissione vigilanza Rai sia stato eletto senza accordo nonostante la sinistra avesse fatto di tutto per arrivare ad una soluzione condivisa (si chiama democratizia dell’aut aut: “O Leoluca Orlando o Leoluca Orlando”).
Probabilmente all’homo novus Veltroni è venuta meno l’opportunità di riappacificarsi con l’Italia dei Valori (gli sarà giunto anche a lui che se si votasse oggi l’Italia dei valori avrebbe il doppio dei consensi presi nell’ultima consultazione) offrendo come pomo della concordia una poltrona così ambita (non dimentichiamoci che riguarda il settore viziato dal conflitto di interessi del cavaliere).
Qualche tempo fa, scambiando quattro chiacchiere “da bar dello sport”, un amico mi fece una domanda un pò strana alla quale lui stesso diede una risposta altrettanto incomprensibile, che non afferrai a fondo.
“Contro chi non ti metteresti mai contro?”,mi domandò.
“Contro le mosche” -risposi io.
“Io contro i media”- ribattè lui!


Memento mori!

21 novembre, 2008

 

Coloro i quali nella loro vita hanno avuto l’occasione di aprire le prime pagine di un libro di diritto o semplicemente di essere presenti alla prima lezione di un corso di giurisprudenza, hanno appreso che la base di partenza dell’esperienza sociale  umana parte da elementi che sembrano essere connaturati nell’uomo stesso.

Insomma sembra che nessuno più obietti il fatto che la predisposizione  alla socialità piuttosto che la naturale spinta all’organizzazione o ancora l’innato impulso alla procreazione e al conseguente sviluppo della specie, siano elementi imprescindibili della nostra struttura ontologica.

Una società primitiva (nell’accezione etimologica) è caratterizzata da una impalcatura molto scarna ed essenziale: l’obiettivo è la sopravvivenza della comunità e per ottenerla si adoperano regole che inquadrino ogni consociato nell’ottica di questo scopo.

Non mi meraviglia più di tanto che l’elegantissima Costituzione italiana, il nostro codice civile o ,per allargare l’orizzonte in senso cronologico-spaziale , il Code Napoléon piuttosto che le altre eminenti “carte” del mondo, non facciano menzione di cosa sia l’uomo.

La ragione di questo mancato stupore nasce da un motivo ben preciso:  tutte le sopraelencate codificazioni nascono come risultati di periodi storici che necessitavano di risposte ben altre rispetto ad una riflessione sulla natura dell’uomo.

La Costituzione Italiana nasce come rinascita etica,politica e morale di una nazione dilaniata da venti anni di regime; il codice civile, per coloro che non lo sapessero, è datato 1942 ovvero diciannovesima era fascista per cui, seppur nel suo grande e innegabile merito, sicuramente non è inseribile in un contesto ideologico e intellettuale degno di una riflessione sull’uomo (riflessione che eventualmente sarebbe comunque morta con la fine del ventennio).

Il Code Napoléon o comunque la Costituzione americana sono prodotti di rivoluzioni che hanno portato grandi e memorabili apporti allo sviluppo civile dell’uomo ma da qui ad aspettarsi una puntualizzazione sull’essenza più intrinseca dell’essere umano sembrerebbe davvero troppo.

Il fatto che norme definitore in tal senso non fossero state formalmente poste ha però portato a trascurare la riflessione anche all’interno degli stessi consociati.

Oggi,però, i tempi sono maturi per mettere all’ordine del giorno una seria analisi di come l’attuale periodo storico possa definire l’uomo, senza seguire lo schema finora seguito secondo il quale l’essere umano non è nel sistema ma è elemento aprioristico rispetto ad esso e quindi non necessitante di definizione.

Il problema è più antico di quanto ci si possa credere:  sono ben più antiche rispetto all’ultimo caso riguardante Eluana Englaro diatribe intorno non solo alla cessazione della vita ma anche riguardo l’inizio della vita stessa.

L’indirizzo giurisprudenziale corrente fa coincidere la nascita con l’inizio dell’attività respiratoria ma è ben radicata nel nostro sistema la concezione che la vita inizi a tutti gli effetti, e quindi sia foriera di diritti, anche all’interno del grembo materno.

Per quanto riguarda la morte,invece,  all’alba del terzo millennio si rende urgente un cambiamento di ottica rispetto alla tradizione che vede l’essere umano morto solo allorquando sia cessata l’attività cardiaca.

Come può la scienza, che per definizione persegue lo sviluppo e il benessere dell’uomo prolungare, senza speranza alcuna, di diciassette interminabili anni la vita di una persona riducendone la dignità alla sola attività di nutrimento?

E’ lampante la contradictio in terminis e la stupidità di certe considerazioni etico-religiose.

Stiamo toccando con mano un aspetto che è antico quasi quanto il mondo e che risale a Protagora: “ l’uomo è misura di tutte le cose,di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.

 A prima vista questa frase sembrerebbe solo una citazione colta che,però, non arricchisce di nessun elemento la discussione:  guardando meglio si può invece capire come essa sia attuale proprio per un doveroso richiamo al buon senso.

Mi spiego meglio con un esempio: la scoperta di Einstein sull’energia atomica è stato il vero caposaldo della scienza moderna; si guardi,però, l’uso improprio che di quella famosa formula se ne è fatto e se ne continua a fare in termini di armamenti.

Risulta logica conseguenza il fatto che l’eventuale riflessione sulla struttura ontologica dell’uomo non abbia la pretesa di assolutismo ed è ovvio che essa percorrerà una strada,di pari passo con l’evoluzione politica etica e scientifica, che sicuramente la porterà ad essere modificata ed innovata nel corso degli anni.

L’ordinamento e i valori di una comunità cambiano con il mutare dei fenomeni storici:  prima della modifica apportata al “diritto di famiglia” nel 1975 la donna era considerata subordinata all’uomo.

Non c’è da gridare allo scandalo perché si trattava di una concezione radicata negli uomini e nelle donne stesse fin quando le condizioni storiche e sociali non mutarono portando il legislatore ad intervenire.

E’ ovvio che oggi la maggior parte di noi converrebbe su una definizione di “uomo” e di vita umana molto diversa da quella su cui potrebbero convenire le future generazioni,qualora magari uno scienziato scoprirà una terapia che possa in maniera molto massiccia aumentare le speranze di chi si trova nel coma.

Il mio auspicio non è tanto quello di vedere formalizzata una legge (credo che si tratti di una materia troppo riguardante il singolo soggetto per essere generalizzata) quanto quello di veder nascere un contraddittorio sociale su questo tema.

Il mio augurio è quello di veder scontrate le più avverse tesi così da veder nascere dalle ceneri di queste una concezione largamente accettata, secondo l’hegeliano ed insostituibile schema TESI ANTITESI E SINTESI.

Riflettere non è mai negativo perché qualunque soluzione sarebbe sempre meglio del vergognoso vuoto normativo con il quale una società del 2008 non può ritrovarsi.

Personalmente credo che urga una legge non che miri a definire quando finisce la vita umana ma che, piuttosto, infonda il dovere a tutti di pensarci .

Io ci sto pensando da tempo e sono arrivato a proporre questo ai miei cari consociati,nella speranza che questi mi lincino con le loro controproposte così da aver avviato un circolo sicuramente virtuoso:”cosa ne dite di una legge che, magari a partire dagli anni 21, infonda l’onere (e non il dovere) di rendere pubblico agli uffici competenti  le proprie volontà in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti che lo costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione?

E cosa ne dite di metterci un bel comma nel quale si rende manifesto l’onere per la persona di esprimersi anche sull’espianto degli organi e di far valere il silenzio assenso nel caso di nessuna indicazione,lasciando al parente-tutore la possibilità di scelta per coloro i quali non abbiamo ancora compiuto i 21 anni?”

Molti di voi,provveduti, penseranno a giusta ragione che avrei potuto semplicemente concludere l’articolo dicendo:”cosa ne pensate del testamento biologico?”.

La mia risposta a costoro è che si tratta di una riflessione nuova sia per chi come noi giovani sente molto lontano il momento della morte e sia per tutti quelli che,e dall’ultima indagine statistica sembrano esserne molti, non sanno cosa sia il testamento biologico : ne consegue dunque che sia meglio non dare mai nulla per scontato e dare quanti più strumenti a tutti per capire di cosa stiamo parlando, che non fa mai male.

 

 


L’uomo che sBARACKò la vecchia America

14 novembre, 2008

Quando scrivo un articolo,un pezzo,o semplicemente quando metto su carta pensieri e parole parto sempre da un punto,da un immagine ,da un contesto.

Lo faccio da sempre,o meglio,l’ho fatto sempre fino ad oggi: oggi devo scrivere di Barack Obama,di quell’America (comunemente intesa) dove davvero tutto è possibile.

Devo cestinare quel titolo che avevo già in mente,allorquando mancava ancora un po’ al giorno delle elezioni e andava di moda un sondaggio: ”se fossi americano per chi voteresti?”.

 “Il mondo voterebbe per Obama,gli States NO!”.

In cuor mio lo speravo che il senatore dell’Illinois ce l’avrebbe fatta ma mi frena un vissuto ventennale su questo pianeta e un minimo di senso storico: insomma alla fine credevo che moriva il buono  e trionfava il “cattivo”,che tutto sommato già era un successo per un afroamericano essere arrivato lì,a sfidare un reduce del Vietnam,a battere la moglie di uno dei presidenti più apprezzati della storia a stelle e strisce.

Quando scrivo un articolo,un pezzo o semplicemente quando metto su carta pensieri e parole parto sempre da un punto,da un immagine,da un contesto: per parlare del neo presidente degli Stati Uniti d’America mi sto sforzando di portare la mia mente a qualche ora prima dell’elezione,quando c’era tanta speranza ma ancora nulla di ufficiale.

Non ci credo ancora,forse perché non ho ancora visto formalmente Obama parlare al congresso o incontrare un capo di stato.

Non ci credo ancora perché ho nelle ossa troppi anni di immobilismo,perché ho visto la famiglia Bush governare il più importante paese e del mondo per dodici anni,perché vivo in un paese dove governano le stesse facce da troppo tempo.

In un mondo dove il brand vale più del prodotto stesso,è doveroso chiarire che a vincere è stato il marchio Obama sul marchio Mccain.

Ha vinto l’uomo senza troppi interessi economici,apparentemente fuori dalle lobbies,l’uomo che ce l’ha fatta da solo,che ha una splendida famiglia,che è americano al cento per cento anche se ha la pelle nera,che incanta le folle quando parla:insomma ha vinto un portatore di valori.

L’attenzione si è spostata molto da un piano squisitamente politico e partitico ad un piano squisitamente  personale.

La politica estera che occupa forse più della metà dell’operato di un presidente americano non subirà troppa discontinuità.

Quello che si romperà  sarà il doveroso ancoraggio ai valori di un passato incarnato da un settantaduenne al quale oggi si può solo affidare la riconoscenza per aver rischiato la morte per la causa patriottica;gli americani hanno capito che una società complessa come la loro non può più essere divisa in bianchi e neri,che è il momento di stringersi intorno a punti cardinali comuni per sconfiggere una crisi dalla quale oggi e non domani si deve uscire.

Obama  è stato scelto non perché è il candidato democratico ma perché è Obama; il popolo è stato convinto da tutte quante le caratteristiche che lo rendono unico: la sua matrice afro, il modo di porsi e comunicare,le sue idee e il suo coraggio.

Ha vinto perché in questo preciso momento storico serve uno come lui: sarà una guida politica e morale,avrà la parola giusta e rassicurante in periodi sicuramente non semplici e avrà dalla sua la fortuna di esser venuto dopo otto anni di governo disastrosi .

Obama è stato eletto presidente in un paese dove la laicità dello stato non è certo  l’argomento che più interessa alla gente: si tratta pur sempre di una nazione che deficia di  personaggi come Machiavelli o di un elite intellettuale alla stregua magari di quella dei nostri cugini d’oltralpe.

E’ proprio nel contesto del “God bless America” che il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti si ergerà a presidente del popolo americano: sarà in questo spirito che i suoi discorsi un po’ magistrali e didattici saranno avvertiti come la voce di un’intera nazione che sa di essere arrivata in un punto di non ritorno.