Fortapàsc

Napoli, 21 Marzo 2009, ore 2:03

“Chissà come sarebbe la nostra vita se ci fosse una colonna sonora di sottofondo ad accompagnarla in ogni istante”.
Lo penso spesso.
Certe volte sarebbe noioso. Sempre la stessa canzone!
Più di frequente uno si divertirebbe a vedere come le emozioni possono cambiare da un secondo all’altro, da Beethoven a Sinatra.
Stasera ho visto al cinema Fortapàsc, di Marco Risi, film su Giancarlo Siani, ucciso a ventisei anni dalla camorra perchè scriveva e sapeva cose scomode.
Stasera la mia musica sarebbe stata assillante, ripetitiva, martellante.
Anzi, stasera la mia musica è stata proprio assillante, ripetitiva, martellante: mi si è proprio “incagliato” il disco.
I complimenti al regista per questo film meraviglioso e all’attore, per la personificazione eccezionale, vengono dopo, forse tra cinque giorni.
Ora sono come chi non ha ancora realizzato il lutto; e non mi si dica che l’accostamento è fuori luogo: nessun napoletano può dirsi immune dai quei proiettili che seppellirono cinquanta anni di aspettativa di vita, almeno per raggiungere l’età media di chi muore senza piombo.

“Ogni volta ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno
E ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio…”

Vasco non va più via dalla mia serata, continua a tormentarmi, portandomi alla mente le immagini del film.
La mia cieca ignoranza mi ha portato a non sapere niente di Giancarlo Siani, per venti anni: lui a qualcuno in più aveva già un buon motivo per essere ammazzato.
Il titolo del film, “Fortapàsc”, è la traslitterazione napoletana di Forte Apache, consegnato alla storia del cinema come il luogo dove l’esercito americano, guidato da Hanry Fonda, fu sconfitto dagli Indiani d’America (chiara allussione alla famosa battaglia di Little Bighorn).
Fortapàsc come Napoli, come Torre Annunziata ( che fu la base principale della tragedia ).
Non è così: se fossimo come a Fortapasc sarebbe già un passo avanti.
Noi non siamo in guerra, questo è il problema: se ci fosse un conflitto tra due fazioni, allora la camorra non avrebbe che ancora poche ore di vita.
Diamine siamo di più, e più forti.

Napoli 21 Marzo 2009, ore 04:10

Da questa sera ho capito che siamo veramente miseri.
Giorni e giorni a colare sudore su un libro, a seguire un amore, a lavare una macchina, a seguire un sogno.
Poi un “pa pa pa pa ” asciugna il sudore di un libro, taglia la corda di un amore, sporca di sangue una macchina.
Non ammazza un sogno.

Questa mia notte insonne la dedico a chi può morire domani sapendo di aver lasciato il proprio sogno nelle condizioni di volare da solo.


E ogni volta che torna sera
mi prende la paura
e ogni volta che torna sera
mi prende la paura
E ogni volta che non c’entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo in faccia a niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani ”

Non so cosa ci sia dopo la vita,
ma qualunque cosa fosse,
spero abbia un occhio di riguardo
per chi si è visto togliere le parole.

A Giancarlo Siani,
inchiostro indelebile
di una battaglia da vincere.

 

siani1

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