Gheddafi, signori, chapeau!

LIBYA ITALY“Sulle sacre sponde del suolo italico si odono arrivare le alleate navi del popolo libico: il glorioso saluto del tricolore sventolante e il sorriso di fanciulle in festa rende omaggio alla fedeltà del più rispettabile tra gli amici d’Africa”.
Non mi sarei affatto meravigliato se qualche allegro telegiornale avesse avuto la brillante idea di delegare l’Istituto Luce per la presentazione della visita di Gheddafi in Italia.
E con questo non voglio nulla togliere all’opera di impegno civile che l’Istituto Luce ancora oggi svolge sia per la divulgazione gratuita dei filmati del ventennio fascista, sia per le partecipazioni in produzioni del cosiddetto cinema impegnato.
Il problema è che non avrebbe affatto stonato il tono fiero e pomposo che contraddistingueva la propaganda del regime: ma stiamo o no non stiamo parlando di un dittatore, sostenitore del terrorismo internazionale, persecutore e “depauperatore” di nostri connazionali residenti in Libia,  e autore di un attacco missilistico ad una base americana situata sull’isola italiana di Lampedusa?
Il 30 Agosto dello scorso anno Berlusconi e Gheddafi hanno concluso un trattato con il quale si stabiliscono accordi economici bilaterali tra i due paesi, si coopera per la lotta all’immigrazione clandestina (che passa proprio per Tripoli) e si “mette una pietra sopra” alla colonizzazione italiana in terra libica risalente al periodo fascista.
Il perdono e l’assicurazione che uno stato faccia il proprio dovere in termini di controllo delle coste pesa sul bilancio italiano per dollari 5 000 000 000. 3,5 miliardi di euro.
Lo Stato Italiano, oramai sedimentato nella più alta forma di democrazia e civiltà, vuole dare uno schiaffo ad un passato di dittatura.
E in che modo lo fa? Pagando un dittatore.
Lo Stato Italiano, dall’alto della sua forza economica e politica, vuole dimostrare la sua magnificenza porgendo la mano ad un paese appartenente al continente più povero del mondo e culturalmente diverso.
E in che modo lo fa? Facendosi deridere dai discorsi di un colonnello che è venuto in Italia a dare lezioni di democrazia.
E non solo: per l’alto rispetto verso le istituzioni italiane rappresentative del popolo sovrano, Gheddafi ritarda la visita alla terza carica dello Stato ospite senza che da fonti ufficiali arrivi giustificazione alcuna.
Il curriculum del dittatore include precedenti in tal senso: la cura personale può arrivare ad occupare buona parte della sua giornata con lunghe preparazioni estetiche ed ore ed ore di indecisioni sul vestiario più adatto.
Ecco, popolo italiano, chi abbiamo ospitato per tre giorni.
Ecco , Magnifico Rettore della Sapienza, chi Lei ha ospitato con tanto onore, ed ecco chi è , Magnifico Rettore dell’Università di Sassari, il soggetto che Lei avrebbe voluto insignire della laurea ad honorem in Giusrisprudenza.
Perché in nessun altro paese del mondo civilizzato sarebbe stata possibile una simile mancanza di rispetto?
Abbiamo permesso che dal nostro paese Gheddafi paragonasse il nostro più grande alleato (gli Stati Uniti) ad un terrorista islamico.
Abbiamo permesso che ci spiegasse come rendere più paritario la figura della donna (lui, che per religione è obbligato a considerarla molto meno provvista di diritti rispetto all’uomo).
Non voglio arrivare a dire che lo Stato Italiano avrebbe dovuto chiedere copia del discorso del capo di Stato Libico: viva la libertà di parola.
Niente però è stato fatto per rendere barzellette, perché di quello si tratta, le parole di un dittatore.
Ci sono importanti accordi economici (l’incontro con Confindustria non è certo casuale): c’è di mezzo l’oro nero, e rilevanti partecipazioni italiane nell’economia di un paese che gli analisti guardano con rispetto in termini di crescita.
L’onore, però, va ben oltre.
La Francia non avrebbe mai permesso un simile affronto, così come l’Inghilterra, la Spagna, la Germania.
Il problema è che io non mi voglio rassegnare all’idea che siamo un paese debole, oggetto di derisione da parte anche del più bizzarro capo di Stato africano.
Siamo un paese ingenuo: la dittatura è, per eccellenza, il potere di un individuo che con la forza si erge a capo di uno stato.
E da sempre la dittatura non sopravvive troppo alla morte del dittatore primo.
Terminata la carica dell’attuale Presidente del Consiglio, essendo l’accordo firmato da Berlusconi non in quanto Berlusconi ma in quanto rappresentante del popolo italiano, Tripoli potrà sempre impugnare qualsiasi inadempienza di Roma alla luce di quell’accordo.
Nel caso invece il potere di Gheddafi fosse rovesciato, nel caso in cui i figli non riuscissero a tenere le redini del governo alla morte del padre, chi tutelerà il nostro accordo, i nostri miliardi di euro?
Un auspicabile futuro presidente eletto dal popolo non avrà di certo l’obbligo di riconoscere un foglio frutto di un ordinamento ormai caduto (a nessuno verrebbe in mente di rivendicare Fiume come città italiana alla luce del Trattato di Roma che Mussolini fece con la Jugoslavia).
In queste ore si consuma il dibattito sulla legge elettorale: bipartitismo si, bipartitismo no.
Io ribadisco: bipartitismo NO.
Voi affidereste tutti i fili del paese a questi due partiti omologati in modo così preoccupante?
Basti vedere come Pdl e Pd hanno reagito in modo uniforme alla venuta di Gheddafi in Italia: tanta commozione per Berlusconi, tanta preoccupazione per D’Alema e Letta che sono corsi dal dittatore per tenergli la mano durante il dolore che gli ha impedito di presentarsi all’incontro con Fini.

NON DIMENTICHIAMO I MORTI DI LOCKERBIE!!!

VOGLIAMO UN GOVERNO CHE SIA ALL’ALTEZZA DELLA NOSTRA STORIA: SIAMO GLI EREDI DEL PIU’ GRANDE IMPERO CHE L’UOMO RICORDI, SIAMO COLORO CHE DOPO UNA GUERRA CHE CI HA LACERATI SIAMO RIUSCITI A RISORGERE DALLE CENERI, SIAMO STATI I PRIMI FIRMATARI DI UN EUROPA UNITA, SIAMO IL PAESE DI MARCONI, COLOMBO, MONTALCINI, CAVOUR, EINAUDI.
SIAMO IL PAESE CHE PUO’ VANTARE UNA DELLE PIU’ GRANDI RETI DI PICCOLI MEDI E GRANDI IMPRENDITORI, CHE, NONOSTANTE POLITICHE SEMPRE PIU’ AVVERSE, RIESCONO A TENERE ALTO IL NOME DEL MADE IN ITALY.
SIAMO IL PAESE DELLA COSTITUZIONE DEL 1948.
SVEGLIAMOCI GENTE, SVEGLIAMOCI!!!

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