Sanremo: fair play telepolitico

Se una persona mi chiedesse cosa ne penso del fois gras (piatto a base di fegato d’anatra), senza esitazioni direi che si tratta della pietanza più disgustosa che l’umanità abbia concepito. Ovviamente non mi esprimerei in egual modo se quello stesso interlocutore me lo chiedesse dopo quaranta giorni di digiuno forzato.
Sanremo quest’anno è stato come un fois gras servito a milioni di persone con i miei stessi gusti dopo due mesi di digiuno.
Lo abbiamo guardato tutti, chi più, chi meno (l’audience medio lo dimostra senza mezzi termini) anche perché non c’era null’altro da vedere.Attenzione, non sto dicendo che il risultato in termini di ascolto è inspiegabile: la Clerici, che a me non piace come conduttrice, ha un seguito popolare notevole ed era preventivabile un discreto successo.
Il fatto è che la più importante competizione canora italiana quest’anno è stata trattata come un cavallo zoppo che doveva per forza vincere una corsa: abbattiamo tutti gli avversari e via dritti fino alla vittoria.
Mediaset in concomitanza di Sanremo ha abolito Zelig, Io canto, Le Iene (solo per citare alcuni programmi di grande successo): al posto dei suddetti format di successo il biscione propone Notting Hill (chi di voi non l’ha mai visto?), Io ti assolvo (film con Gabriel Garko riproposto per la terza o quarta volta) e Eyes Wide shut (tanto per far sentire importante il dvd di questa pellicola di Kubrick che ognuno di noi ha in casa).
L’unica cosa per la quale stimo Berlusconi è stata la battaglia per l’apertura delle frequenze alle tv private (e non quello che ne è seguito):  non sarà sicuramente una televisione di qualità quella del premier ma non è di certo inferiore al servizio pubblico e, a differenza di questo, non chiede una lira ai contribuenti (almeno direttamente).
Ammetto l’incidenza negativa che hanno avuto sul paese il Grande Fratello, Uomini e Donne e così via ma l’Isola dei famosi o Il Ristorante non mi sembrano molto lontani da questo trend.
Detto questo: signori, e la concorrenza? tesi, antitesi e sintesi? lo scontro dialettico?
Avete trasmesso tante di quelle volte la pubblicità dei gratta e vinci (ti piace vincere facile?) che forse vi è sfuggita, oppure avete risolto che tutto sommato bisogna brindare lo stesso alla rotonda vittoria della nazionale italiana contro la rappresentativa parrocchiale perché è stata comunque una bella partita?
Non so chi me la deve dare questa risposta ma sono certo che non è il solo Berlusconi a dovermela fornire: questo è un problema di cui sono complici tutti, dal primo all’ultimo parlamentare e dal primo all’ultimo cittadino.
Perché nessuno ha mai pensato di togliere il servizio pubblico dal controllo diretto del governo? Perché nessuno ha mai fatto una legge contro il conflitto di interessi?
Lo chiedo a tutti i senatori e i deputati che hanno goduto dei privilegi che vengono elargiti a chi ha il compito arduo di far funzionare le cose. Lo chiedo a noi cittadini che siamo stati investiti dalla costituzione di un importante potere (proposte di legge di iniziativa popolare).
Non lo so se questo festival avrebbe avuto in ogni caso successo, se la qualità delle canzoni è stata buona o meno: spero solo che la prossima volta il direttore artistico abbia il buon senso di fare il suo dovere senza assecondare logiche commerciali, escludendo a monte canzoni di palese deficienza musicale e testuale.
Qui non ci vuole una legge per definire che all’Ariston debbano salire cantanti propriamente intesi: era il festival della canzone italiana e la sola presenza di Emanuele Filiberto è stata più che una offesa.

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