PDLer’s List

10 marzo, 2010


Oskar Schindler, Silvio Berlusconi: imprenditoria, secolo di nascita, buone capacità diplomatiche. Nel gioco delle comunanze non avrei potuto inserire null’altro fino a qualche giorno fa: poi l’evento provvidenziale venutomi incontro per ricavare qualche altro punto di contatto. Una lista e l’andare contro le regole, anche se ognuno a modo proprio: l’eroe della seconda guerra mondiale compilò un elenco di ebrei da salvare quando salvare semiti significava infrangere la legge. Il cavaliere di Arcore ha stilato una norma per salvare la sua lista per le regionali in Lazio e Lombardia, quando cambiare le regole in corso d’opera non è reato se a volerlo è il Presidente del Consiglio.
Riammesso o meno il Popolo della Libertà nella provincia di Roma, la gravità dell’atto politico resta immobile nella sua gravità: la nomenclatura formale di “legge interpretativa” per favorire sostanzialmente gli interessi del proprio partito politico, autoesclusosi dalla competizione elettorale perché non ha rispettato i tempi di consegna delle liste.
A noi di Giurisprudenza insegnano che la legge deve avere i requisiti “morali” di generalità e astrattezza per contemplare, appunto, un numero indefinito di casi e un numero indefinito di destinatari.
Qui però siamo in Italia, il paese amante del lieto fine: non rientriamo nei parametri di Maastricht? Cerchiamo di cambiarli!
Non abbiamo consegnato per tempo il faldone con i candidati? Interpretiamo la norma a nostro piacimento.
“E no”-dirà qualcuno-” ci sono le garanzie dell’ordinamento!”.
Effettivamente ci sono gli scudi che la nostra Costituzione ha prestabilito per fare fronte a casi del genere ma l’esperienza giuridica non è una realtà stagnate: bisogna tenere sempre alto il livello di allarme adeguando i sistemi di “contrappeso”.
Il fatto è che il tentato omicidio è di per sé un reato, nonostante non fosse andato a buon fine il proposito criminale: con ogni probabilità e auspicio la lista non verrà ammessa nel Lazio ma il tentativo di voler cambiare le regole ex post è più di uno schiaffo allo stato di diritto.
Non sono d’accordo con le accuse rivolte a Napolitano per il fatto di aver firmato: la nostra Carta ad oggi affida al Presidente della Repubblica un ruolo di arbitro, super partes. Il mancato placet del Quirinale sarebbe stata una scelta politica: quello che fa uscire il Colle sconfitto in questa vicenda è la lettera di spiegazione dopo la firma.
Sintesi: non si poteva escludere un partito come il Pdl dalla competizione elettorale. Conseguenza: si giustifica il tutto sia per la caratura del Pdl (non tutti i partiti sono uguali), sia perché l’aspetto sostanziale prevale su quello formale (non importa quando paghiamo le tasse, l’importante è pagarle).
Posso capire Schifani, Presidente del Senato ma pur sempre uomo di Berlusconi, ma Lei Sig. Capo dello Stato, francamente non può spalleggiare l’ipotesi di una deroga a quelle regole di cui Lei è garante primo.
Il Tar ha decretato l’inapplicabilità del decreto-legge: la Costituzione affida alle singole Regioni la potestà normativa sulla legge elettorale regionale. Solo nelle Regioni che non ne hanno una propria ci si può rifarsi alla legge centrale.
Che sfortuna, sono solo otto le Regioni con una propria legge elettorale (tra queste c’è il Lazio ma non la Lombardia): “sarebbe stato molto meglio se il Tar avesse riammesso la Polverini, a Formigoni ci avrebbe pensato il decreto”, avranno pensato a Palazzo Chigi dove si sta pensando ad un provvedimento che trasmigri la legge elettorale capitolina in quel di Milano.

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R.A.I (Riccardo Avanza Isolato…e fa bene!)

25 novembre, 2008

 

Qualche tempo fa, scambiando quattro chiacchiere “da bar dello sport”, un amico mi fece una domanda un pò strana alla quale lui stesso diede una risposta altrettanto incomprensibile, che non afferrai a fondo.
“Contro chi non ti metteresti mai contro?”,mi domandò.
“Contro le mosche” -risposi io dopo averci pensato per qualche secondo e dopo essere stato illuminato dal pensiero di una notte insonne passata a combattere un fastidiossimo ronzio.
Oggi,a distanza di mesi, ho rivisto quell’amico dai marzulliani quesiti.
L’ho fermato per rettificare quella risposta, compito semplice in una giornata così fredda da farmi riconsiderare persino le mosche, sinonimo di un’estate,ahimè, ormai andata (era pure ora,però).
Oggi mi metterei contro tutti tranne i media.
Riccardo Villari docet: medico stimato, docente universitario, senatore della Repubblica nelle liste del Pd, fino a ieri.
Detto così niente male.
Da oggi per tutti uomo attaccato alla poltrona, voltagabbana e condannato a marcire nel girone del gruppo misto dopo la condanna di Minosse-Finocchiaro.
Detto così ci vien da domandarci se stiamo parlando della stessa persona.
Potere dei media, appunto!
Facciamo luce sulla vicenda: la commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi viene di norma eletta in base ad un nome proposto dall’opposizione e condiviso dalla maggioranza.
Questa prassi è seguita per dare una garanzia circa l’indirizzo dell’informazione pubblica (per gli amici la RAI) essendo questa controllata dalla maggioranza parlamentare.
IL nodo centrale è: dati gli ormai noti rapporti tra l’Italia dei Valori e la maggioranza, soprattutto nelle figure dei due segretari di partito, e visto che si tratta di una proposta e non di una imposizione, è possibile mai che per più di 40 votazioni l’opposizione ha ripetuto il nome di Leoluca Orlando, rendendo impossibile il dialogo e la conseguente elezione tanto da far intervenire il Presidente della Repubblica per sollecitare una repentina decisione?
Cosa avrebbe dovuto fare il centro destra? eleggere Orlando stando al diktat dello schieramento opposto?
Perchè il nome di Zavoli non è uscito prima?
Ora però tutti questi punti interrogativi devono fare i conti con la dignità di una persona regolarmente eletta, espulsa dal proprio partito e attaccata da tutti i fronti, persino da quelli che lo hanno votato (da ricordare,per la cronaca, che determinanti per la votazione son stati due “franchi tiratori”, dei quali la sinistra sembra avere lo stampo).
Qualsiasi soluzione deve essere presa partendo dalla base che il presidente della commissione vigilanza è e resta il Dottor Riccardo Villari, onde evitare il crearsi di un pericoloso precedente: la struttura democratica ha previsto un meccanismo di elezione che ha portato ad una nomina regolare.
Solo ora il Pd-Idv si è ricordato del vecchio caro Zavoli, giovanotto di 85 anni (verso uno svecchiamento della politica?), ex presidente della stesa Rai e giornalista di fama indiscussa.
Ora in gioco entra la questione d’onore perchè è inammissibile che un presidente di commissione vigilanza Rai sia stato eletto senza accordo nonostante la sinistra avesse fatto di tutto per arrivare ad una soluzione condivisa (si chiama democratizia dell’aut aut: “O Leoluca Orlando o Leoluca Orlando”).
Probabilmente all’homo novus Veltroni è venuta meno l’opportunità di riappacificarsi con l’Italia dei Valori (gli sarà giunto anche a lui che se si votasse oggi l’Italia dei valori avrebbe il doppio dei consensi presi nell’ultima consultazione) offrendo come pomo della concordia una poltrona così ambita (non dimentichiamoci che riguarda il settore viziato dal conflitto di interessi del cavaliere).
Qualche tempo fa, scambiando quattro chiacchiere “da bar dello sport”, un amico mi fece una domanda un pò strana alla quale lui stesso diede una risposta altrettanto incomprensibile, che non afferrai a fondo.
“Contro chi non ti metteresti mai contro?”,mi domandò.
“Contro le mosche” -risposi io.
“Io contro i media”- ribattè lui!


L’uomo che sBARACKò la vecchia America

14 novembre, 2008

Quando scrivo un articolo,un pezzo,o semplicemente quando metto su carta pensieri e parole parto sempre da un punto,da un immagine ,da un contesto.

Lo faccio da sempre,o meglio,l’ho fatto sempre fino ad oggi: oggi devo scrivere di Barack Obama,di quell’America (comunemente intesa) dove davvero tutto è possibile.

Devo cestinare quel titolo che avevo già in mente,allorquando mancava ancora un po’ al giorno delle elezioni e andava di moda un sondaggio: ”se fossi americano per chi voteresti?”.

 “Il mondo voterebbe per Obama,gli States NO!”.

In cuor mio lo speravo che il senatore dell’Illinois ce l’avrebbe fatta ma mi frena un vissuto ventennale su questo pianeta e un minimo di senso storico: insomma alla fine credevo che moriva il buono  e trionfava il “cattivo”,che tutto sommato già era un successo per un afroamericano essere arrivato lì,a sfidare un reduce del Vietnam,a battere la moglie di uno dei presidenti più apprezzati della storia a stelle e strisce.

Quando scrivo un articolo,un pezzo o semplicemente quando metto su carta pensieri e parole parto sempre da un punto,da un immagine,da un contesto: per parlare del neo presidente degli Stati Uniti d’America mi sto sforzando di portare la mia mente a qualche ora prima dell’elezione,quando c’era tanta speranza ma ancora nulla di ufficiale.

Non ci credo ancora,forse perché non ho ancora visto formalmente Obama parlare al congresso o incontrare un capo di stato.

Non ci credo ancora perché ho nelle ossa troppi anni di immobilismo,perché ho visto la famiglia Bush governare il più importante paese e del mondo per dodici anni,perché vivo in un paese dove governano le stesse facce da troppo tempo.

In un mondo dove il brand vale più del prodotto stesso,è doveroso chiarire che a vincere è stato il marchio Obama sul marchio Mccain.

Ha vinto l’uomo senza troppi interessi economici,apparentemente fuori dalle lobbies,l’uomo che ce l’ha fatta da solo,che ha una splendida famiglia,che è americano al cento per cento anche se ha la pelle nera,che incanta le folle quando parla:insomma ha vinto un portatore di valori.

L’attenzione si è spostata molto da un piano squisitamente politico e partitico ad un piano squisitamente  personale.

La politica estera che occupa forse più della metà dell’operato di un presidente americano non subirà troppa discontinuità.

Quello che si romperà  sarà il doveroso ancoraggio ai valori di un passato incarnato da un settantaduenne al quale oggi si può solo affidare la riconoscenza per aver rischiato la morte per la causa patriottica;gli americani hanno capito che una società complessa come la loro non può più essere divisa in bianchi e neri,che è il momento di stringersi intorno a punti cardinali comuni per sconfiggere una crisi dalla quale oggi e non domani si deve uscire.

Obama  è stato scelto non perché è il candidato democratico ma perché è Obama; il popolo è stato convinto da tutte quante le caratteristiche che lo rendono unico: la sua matrice afro, il modo di porsi e comunicare,le sue idee e il suo coraggio.

Ha vinto perché in questo preciso momento storico serve uno come lui: sarà una guida politica e morale,avrà la parola giusta e rassicurante in periodi sicuramente non semplici e avrà dalla sua la fortuna di esser venuto dopo otto anni di governo disastrosi .

Obama è stato eletto presidente in un paese dove la laicità dello stato non è certo  l’argomento che più interessa alla gente: si tratta pur sempre di una nazione che deficia di  personaggi come Machiavelli o di un elite intellettuale alla stregua magari di quella dei nostri cugini d’oltralpe.

E’ proprio nel contesto del “God bless America” che il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti si ergerà a presidente del popolo americano: sarà in questo spirito che i suoi discorsi un po’ magistrali e didattici saranno avvertiti come la voce di un’intera nazione che sa di essere arrivata in un punto di non ritorno.


Munnezza e Alitalia:così Silvio salvò terra e cielo

27 settembre, 2008

La politica,si sa,ha una struttura ontologica duale:da una parte elementi puramente sensibili,dall’altra dati solo intelligibili.
In democrazia è il popolo che detiene la sovranità ma sono i politici che comandano.
L’Italia è un paese che sta subendo la più grande metamorfosi della sua storia:siamo una nazione unificata circa un secolo e mezzo fa,con un unico idioma solo dall’avvento di mamma Rai,anni 50.
Nell’epoca delle grandi unificazioni e dei grandi colossi,falliti e non,delle grandi catene industriali l’Italia si presenta tutto sommato ancora ancorata ad un’economia microeconomica inserita in un circuito di asfissiante burocrazia e di medioevali corporazioni.
E il vecchio popolo italiano vota aspettandosi di veder migliorate le condizioni a partire da quei dati puramente sensibili :il costo della vita,i servizi di pubblica utilità,lo stipendio per arrivare a fine mese non solo a febbraio,che di giorni ne ha di meno.
Bisogna essere abili nella politica di intervento sui settori macroeconomici,nella gestione del debito e della spesa pubblica ma la partita si gioca anche nel risolvere la puzza di immondizia che soffoca un intero popolo,nel prendere di petto una situazione che grava sui migliaia di lavoratori e sull’immagine di una nazione.
La sinistra ha smarrito tutto questo,immersa nella ricerca di una identità che cambia nome ma non persone e programmi,nella risoluzione di conflitti interni che sono stati più forti dell’antiberlusconismo.
Era il momento nel quale serviva una persona con le palle,che avesse il coraggio di rischiare il nome e la credibilità politica nei confronti di una maggioranza che lo ha votato.
Berlusconi sale al governo più per demerito degli avversari che per merito suo:il suo elettorato lo sa che non è uno stinco di santo ma nonostante tutto lo preferisce; la gente crede più sincero un pinocchio di legno che un essere umano che celebra la sua verginità tramando dietro le quinte.
Sarebbe folle credere che l’emergenza rifiuti in Campania è terminata ma almeno ora si può progettare senza avere fino al collo una montagna di diossina.
Sarebbe folle credere che l’Alitalia sia stata trasformata in una compagnia aerea di gigantesche proporzioni ma almeno il sistema-paese non è stato screditato con l’ingresso di uno straniero in un settore così strategico,e si son comunque salvati diverse migliaia di lavoratori.
L’unica possibilità di una vera alternanza al potere è affidata ad una costruttiva opposizione:Veltroni nell’affare Alitalia ha dato una lezione di politica a tutti.Il titolo:”come perdere le elezioni per altri 20 anni!”.
Il piano Fenice,provvidenziale quanto criticabile,è stato osteggiato dall’inizio da tutte le forze dell’opposizione:con quale senso di coerenza politica ora,a risultato quasi ottenuto,i nemici vogliono salire sul carro dei vincitori dichiarandosi artefici di quella stessa vittoria così inauspicata?
Mentre ci avviamo alla prima annata a crescita zero (senza virgola) e iniziamo ad alzare le barricate contro il vento di una recessione che parte oltreoceano e investe il continente tutto,in Italia si costruiscono le basi per le future elezioni.
Nella migliore e più ottimistica delle ipotesi fra qualche anno,svecchiata la classe politica e l’elettorato,senza Alitalia e munnezzopoli,con meno stranieri e più sicurezza,guadagnarsi la preferenza sarà questione di abilità ben maggiore e il popolo inizierà a votare per i dati puramente intelligibili.
E lì saranno ca***!


L’ultima volta del Berlusca!

16 aprile, 2008

Che sia un uomo di parola non v’è dubbio (ed è cosa bene diversa da dire che è un politico di parola).
Berlusconi Silvio da Arcore,per l’anagrafe classe 1936,per Montecitorio classe 94,l’ha promesso:ultimo capitolo!
Partiamo brevemente dalla campagna elettorale:toni smorzati,programmi simili.
Griglia di partenza:coalizioni nuove e nomi originali.
In pole position Silvio Berlusconi su Pdl.Seconda fila per Walter Veltroni su Pd.
Un “L” di differenza che vale più di 8 punti percentuali.
“L” come Lega:boom assurdo(è pur sempre un movimento che ha una base elettorale limitata).
Completano la griglia la Sinistra Arcobaleno;nome geniale:la diversità dei colori politici come forza che determina il risultato finale,quell’arcobaleno che è costato caro all’ex presidente del consiglio e che scottava ancora tanto agli elettori.
Grande sconforto in tv per i quadri dirigenziali del partito socialista e della sinistra arcobaleno:niente seggi in parlamento.
I commenti a caldo:”L’italia è l’unico paese che non ha questo tipo di rappresentanza parlamentare!”.
Mancava solo un dito puntato,a dire a noi elettori: è colpa vostra!
Fate mea culpa!Nanni Moretti aveva ragione quando diceva che la sinistra non sa perdere perchè quando perde è infastidita, non delusa. Infastidita, perchè crede che la vittoria le spetti.
Sicuramente una legislatura che si interrompe è un evento grave,al quale noi non dobbiamo abituarci:il capro espiatorio il popolo lo vuole per questa caduta del governo.
Eccoli belli e pronti i nostri caproni:Fausto Bertinotti da Milano classe 1940,Alfonso Pecoraro Scanio da Salerno classe 1959 e Oliviero Diliberto (Cagliari ,’56).
Walter Veltroni si presenta come l’homo novus della politica:avrebbe dovuto puntare su qualche colpo ad effetto più credibile visto che è un pensionato della politica…e poi questo buonismo aveva l’aria di essere troppo mielato.
Nota doverosa:gran comunicatore,sicuramente il migliore:politichese perfetto,convinzione strenua di essere “vergine”,toni mai esasperati.
Punti vincenti:mancata demonizzazione dell’avversario,semplicità nell’esposizione,grande curriculum!
Non basta Walter.
Gli Italiani hanno preferito farsi raccontare la storiella più da chi è timbrato alla “Pinocchio” (con tanto di naso) piuttosto che da chi si elargisce a fata turchina.
Due parole sulla lega:avete presente quando fate un esame di merda e il prof vi dice:”complimenti,30″?
Voi mi risponderete “no,non è possibile”!
Già,non è possibile:Bossi non avrebbe scommesso un euro su una quota superiore al 5%.Ha totalizzato l’otto!
I migliori politologi sono d’accordo:è lo spirito della terza repubblica e le lega lo incarna a perfezione.
Grande vicinanza con la base elettorale,non identificata collocazione nello scacchiere politico (non mi dite che è di destra),dialettica popolare e toni esasperati sui punti più caldi del sentire pubblico (immigrazione,criminalità,inflazione).
Io comunque resto scettico come le maggiori forze politiche mondiali:ognuno ha i suoi polli ma questi stanno diventando bisonti!
In ogni caso viva la democrazia:rispetto per le scelte degli elettori che detengono la sovranità.
Auguri al Cavaliere,affinchè possa governare cinque anni restituendo al paese quella vitalità di cui ha bisogno partendo proprio dalle riforme di cui ha bisogno.
Auguri a Walter! un uomo realmente “vergine” deve saper apprezzare anche la sconfitta:i milioni di elettori che lo hanno votato ora si aspettano una grande opposizione,è suo dovere (il governo ombra stile britannico mi piace).

Auguri a noi italiani tutti che abbiamo scelto gli artefici del nostro destino politico per i prossimi cinque anni.
Questo è il nostro responso: CAMERA
PDL-LEGA-MPA 46,81%(17.063.874 voti) PD-IDV 37,55%(voti 13.686.673)
  SENATO
PDL-LEGA-MPA 47,32% (15.507.549 voti) PD-IDV 38,01%(voti 12.456.443)

Al futuro l’ardua sentenza!


“Ideologia”,chi era costui?

6 aprile, 2008

 Chissà se sto scrivendo una delle pagine più tristi dei giorni nostri o se semplicemente questa paura è legata all’abitudine;la politica nel mondo occidentale è sempre stata la proiezione ortogonale,il riflesso di un qualcosa di aprioristico:l’ideologia.
Il dibattito politico,il contraddittorio,le arringhe:mille colori diversi.
Immaginarsi il nostro parlamento nel dopoguerra è un pò come immaginarsi arlecchino.
In fondo teatro e politica sono da sempre legati da un connubio stretto:oggi dire “il teatrino della politica” non offenderebbe nessuno.
La tradizione della commedia dell’arte,per riassumerla in due parole per i meno abituali di questo campo,si rifaceva ai canovacci classici della rappresentazione in maschera:ogni maschera aveva un proprio mondo.
Se in scena c’erano Pulcinella e Pantalone il pubblico già sapeva che era inevitabile di lì a poco lo scoppio di una lite:da una parte la fame,la ricerca del minimo indispensabile garantito e mai lavorato,dall’altra una borghesia troppo avara e vecchia…due mondi troppo lontani per non cozzare!
Essere deputati negli anni 50 significava essere un pò attori,calzare un’ideologia sulla pelle in modo irreversibile.
Grande scandalo fece qualche decennio dopo il compromesso tra i due principali partiti italiani,la DC e il PCI:la gente non poteva vedere insieme Pantalone e Pulcinella (paragone forse esagerato ma sicuramente non troppo distante).
Oggi la politica non è più proiezione ortogonale nè riflesso di niente.
Uccidere Aldo Moro significò uccidere un’idea e con essa una larghissima fetta di popolazione che la sosteneva.
Dietro quell’uomo c’era una struttura solida,forte.
Oggi siamo di fronte ad uomini assoluti,nel senso più etimologico:uomini sciolti da vincoli aprioristici e perchè no,ideologici.
E’ lo stadio più avanzato dell’uomo-macchina,quello razionale e lontano da quelle passioni rosse o nere,quello legato al suo ruolo di rappresentante del popolo più da ragioni di opportunismo che da motivi profondi di “credo”:insomma l’emblema del Veltrusconismo!
Scrivere un articolo significa rendere pubblico un pensiero,nelle sue molteplici facciate:sarei disonesto se dicessi che il tono di questa mia presa di coscienza non è bagnato da una nota di dispiacere,di nostalgia;ma poi riflettendoci non possiamo ridurre il tutto additando la colpa ad una classe politica composta da poco più di 600 persone:è sicuramente il riflesso,la proiezione ortogonale di un andamento di questo nuovo millennio.
Non crediamo più alle ragioni direzionate da un qualcosa di definito,di definibile entro quei confini che prima erano posti a salvaguardia di una coerenza ideologica:siamo nell’era dell'”a posteriori”,si filtra sempre tutto a ragion veduta e non troviamo niente di male nel vedere insieme un Mastella e un Prodi.
Il dato è rilevante:la Germania ci insegna che ci si possono trovare punti in comune e governare a braccetto (cristiano-democratici e social-democratici).
Fini non ha avuto tanto le mani legate da nessuna maschera se ha potuto dichiarare il fascismo il male assoluto del secolo scorso:parlare di fascismo o di comunismo oggi è davvero ridicolo!
Non ho sicuramente scoperto nulla e non è un segreto che i due maggiori partiti italiani,il PDL e il PD,sono partiti post-ideologici:ma è bene non prendere questa constatazione come un qualcosa di frivolo.
Siamo ad una svolta epocale,signori è il momento di toglierci le maschere:è finita la sublime commedia dell’arte,è di scena il cabaret!